Viaggi

La storia dei fiori raccontata in un Museo a Sanremo

La collezione è arricchita da testimonianze conservate dalla famiglia Ester ed Ermanno Moro, pionieri della floricoltura.

Festeggia il suo primo anniversario il “Museo del Fiore”, inaugurato a Sanremo nel 2017. Un successo di presenze, soprattutto dalla vicina Francia. Finalmente Sanremo è la “città dei fiori” a 360 gradi. Lo spazio espositivo si articola su due piani all’interno della rinnovata Villetta Winter (Villa Ormond), con un parco molto suggestivo.

La visita al Museo è un vero e proprio viaggio nel passato, storico, artistico e sociale perché non solo è illustrata la storia della floricoltura attraverso centinaia di immagini, didascalie e antichi attrezzi del mestiere in mostra, ma sono narrate le vicende personali dei padri della floricoltura, respiriamo il profumo della società dell’epoca in quelle fotografie in bianco e nero.

E allora l’amore di cui si parla non è soltanto quello per i fiori, attraverso le teche ne traspare uno più profondo, alla base di tutto: quello tra Ester ed Ermanno Moro.

Quest’ultimo nacque a Vallecrosia nel 1908 da una famiglia di floricoltori e fu uno degli ultimi grandi ibridatori della generazione di Aicardi e Mansuino.

Nella sua azienda di San Bartolomeo, sopra Sanremo, raggiunse risultati che, nel campo dei garofani, possono considerarsi tra i maggiori di tutti i tempi. Aveva un’innata sensibilità per le piante e un intuito geniale per l’ibridazione.

A soli vent’anni ottenne la varietà “Anita”, destinata a dominare la floricoltura ligure e a diventare uno dei punti di riferimento per tutte le nuove varietà. Questa varietà, da Moro definita come un “Carro armato”, aveva petali robustissimi che la rendevano adatta ai trasporti ed una resistenza in acqua impareggiabile.

Con lui lavorava la compagna di una vita, la moglie Ester, e il suo appoggio ebbe un peso fondamentale. La coppia lavorò incessantemente alla creazione di nuovi tipi per più di quarant’anni ed il loro successo non si limitò al sanremese, le loro varietà furono largamente coltivate nella vicina Francia e in Spagna.

Tra le varietà più famose ricordiamo: “Ester”, un garofano bianco, dedicato alla moglie, e il “Califfo” di colore rosso, una delle prime varietà in calice. Precedendo i tempi creò anche una linea di garofani pluriflora, gli “Esterini”, che non necessitavano della sbottonatura apicale.

Più tardi si dedicò ai crisantemi creando linee estremamente innovative. Tra gli ultimi suoi progetti, sicuramente le linee a fiore semplice, con petali lunghi simili a farfalle. L’obiettivo era quello di ottenere fiori con stami e pistilli molto corti, in modo da evitare nel trasporto la fecondazione precoce e quindi l’appassimento.

La celebrazione della floricoltura non si limita solo agli elementi storici e alle immagini in bianco e nero delle scene di vita campagna, si può accedere, infatti, ad un sistema multimediale per approfondirne i vari aspetti.

I vialetti che attraversano il Parco di Villa Ormond sono dedicati ai pionieri di quest’arte e, passeggiando nel giardino, si potrà leggere la storia e conoscere gli ibridatori e i coltivatori che ne hanno contraddistinto gli albori. E poi ci sono essenze esotiche, piante grasse, profumi e colori ovunque.

L’aiuola “Giardino Libero” è stata dedicata a Libereso Guglielmi, giardiniere della famiglia Calvino e botanico di fama internazionale recentemente scomparso. Inoltre, in prossimità degli spazi dedicati ai vari ibridatori, è possibile ammirare alcune varietà di fiori storici ormai dimenticati dal vivaismo ma che hanno fatto la fortuna della floricoltura locale.

Il Museo è anche sede di eventi e incontri a tema. È aperto da martedì a domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 18.30. L’ingresso è 3 euro (ridotto 2 euro per studenti e over 65).

Tags
Mostra di più

Articoli correlati

Commenta articolo

Chiudi
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: