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Autismo: come riconoscerlo e cosa possono fare gli insegnanti

Quando parliamo di autismo ci troviamo di fronte a un gruppo di disturbi di natura neurobiologica più correttamente definiti Disturbi dello Spettro Autistico (ASD) i cui sintomi si manifestano precocemente e permangono per tutto il corso della vita.

Pur nelle differenti manifestazioni cliniche con cui si presentano, le caratteristiche tipiche degli ASD si possono riassumere in:

  • Deficit nella comunicazione e nell’ interazione sociale;
  • Comportamenti e interessi, ristretti e ripetitivi.

L’ autismo rientra tra i disturbi non specifici di apprendimento, che differiscono dai DSA perché si riferiscono ad una difficoltà ad acquisire nuove conoscenze e competenze non limitate ad uno o più settori specifici delle competenze scolastiche, ma estesa a più settori.

Mentre nei DSA la caduta delle abilità scolastiche può essere spiegata da uno specifico disturbo di apprendimento (dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia), invece nei disturbi non specifici di apprendimento queste basse prestazioni possono essere spiegate da altri fattori non specifici dell’apprendimento come una bassa competenze cognitiva, oppure una o più difficoltà emotive o problemi comportamentali.

Questo è il motivo per cui i ragazzini con disturbi non specifici di apprendimento hanno difficoltà che vanno oltre alle problematiche scolastiche, come nel caso dell’autismo.

Le persone affette da autismo possono infatti presentare in misura più o meno marcata anche disturbi sensoriali, problemi del sonno, di alimentazione, disarmonie motorie, disarmonie nelle abilità cognitive, scarsa autonomia personale e sociale, autolesionismo, aggressività.

Ad essere assente o fortemente compromesso nell’autismo è il patrimonio innato di abilità con cui ogni essere umano, ovunque si trovi e al di là di qualsiasi differenza etnica e culturale, riesce ad entrare in contatto con gli altri, ad intuirne bisogni, stati d’animo, aspettative.

Molte persone autistiche ad alto funzionamento, cioè con un livello intellettivo e linguistico che permette loro di raccontare del loro autismo, si sono definite “extraterrestri”, proprio per il senso di estraneità e di disorientamento che il mondo basato sulla neuro tipicità provoca in loro.

Questa mancanza di intuizione, non solo per quanto riguarda il mondo sociale ma anche il succedersi degli eventi, fa sì che le persone autistiche fatichino a collaborare e ad avere iniziativa nella vita di tutti i giorni e soprattutto a sopportare i cambiamenti di routine e gli imprevisti; per la stessa ragione possono entrare in crisi per le attese o per il fatto di dover aspettare il proprio turno o per altre situazioni simili.

Anche gli stimoli sensoriali vengono elaborati dalle persone con autismo in modo diverso rispetto alla popolazione neuro tipica.

Una sirena, un oggetto “fuori posto” può condurle ad una crisi di agitazione; un tono dell’eloquio concitato, un rumore anche del tutto sopportabile per noi, può indurle a tapparsi le orecchie, a scappare in un altro luogo o a dar vita a stereotipie motorie o verbali.

Il linguaggio verbale non sempre è presente e anche quando lo è il suo utilizzo può essere bizzarro o apparentemente privo di senso.

Le difficoltà possono presentarsi sia a livello di produzione, ma anche e soprattutto a livello di comprensione, e quindi anche persone con autismo che si esprimono molto bene talvolta possono non capire il senso di quanto viene loro detto, in particolare se si utilizza un linguaggio ricco di sfumature, metafore, ironia, ecc.
Per gli stessi motivi possono non comprendere bene domande articolate o che contengano il “perché?”, alle quali è possibile che rispondano in maniera non appropriata o con la ripetizione della domanda stessa.

In circa il 70% dei casi inoltre all’autismo si accompagnano altri disturbi di tipo psichiatrico e neurobiologico.

La prevalenza è tutt’altro che rara: il dato più recente del Center for Disease Control and Prevention Epidemiology Program Office riporta 1 caso ogni 68 bambini nella fascia di età di 8 anni (CDC, 2014).

E’ importante tenere presente che quando parliamo di autismo ancora troppo spesso ci focalizziamo solo sull’individuo, trascurando le ricadute che questa condizione ha sui sistemi prossimali: la famiglia, la scuola, e più in generale la comunità.

Chiunque ruoti intorno alla persona affetta da autismo è chiamato a fornire un accudimento superiore, per quantità e tempo, a quello che normalmente si dedica ad una persona neuro tipica, talvolta con il rischio di ricevere in cambio frustrazione relazionale e affettiva e isolamento sociale.

Per questo è importante un approccio che non si limiti a interventi a spot ma che metta in atto una presa in carico globale che tenga in considerazione tutte le persone e le risorse che ruotano attorno alla persona autistica.

Se è vero infatti che dall’autismo non si guarisce, è vero anche che un intervento precoce, globale e rispettoso della persona, dei suoi desideri e delle sue specificità, fa la differenza e permette notevoli miglioramenti e un innalzamento del livello di qualità della vita di chi ne è affetto, del suo nucleo familiare, e degli altri sistemi di appartenenza.

L’autismo è una condizione che porta con sé difficoltà, più o meno severe, ma è anche un modo diverso di guardare le cose, una grande sfida educativa, umana, e di inclusione.

Una condizione per la quale la partecipazione di tutti diviene necessità e stimolo creativo assieme.

L’autismo a scuola

Spesso la scuola non riesce ad affrontare tutte le problematiche legate al disturbo dell’Autismo a scuola poiché manca una preparazione specifica e non si può lasciare tutto al caso o all’improvvisazione.

I genitori dei bambini autistici lottano quotidianamente con questa realtà e spesso questi bambini sono esclusi da molte attività proprio perché non si sa come gestire i loro comportamenti e la loro imprevedibilità, a seconda di come percepiscono l’ambiente attorno a loro.

Strategie utili per promuovere la Comunicazione, per affrontare le problematiche comportamentali e per favorire l’apprendimento in classe.

Il bambino autistico generalmente mostra forti difficoltà a stabilire e mantenere un contatto visivo con le persone che entrano in relazione con lui, pertanto è necessario, quando si intende interagire con lui:

  • Stabilire e mantenere un contatto oculare e spronare il bambino a fare altrettanto;
  • Parlare in modo chiaro e servendosi dell’ausilio di immagini in caso di difficoltà linguistiche;

Il bambino autistico spesso ha rituali ed abitudini molto rigidi e può reagire alle rotture e/o alla forzatura di tali rigidità con improvvise crisi e scoppi d’ira; è pertanto improduttivo e dannoso tentare di forzarlo bruscamente a modificare le proprie abitudini, bisogna:

  • Rispettare i suoi tempi e non richiedere troppi cambiamenti improvvisi;
  • Strutturare la sua giornata in modo chiaro, pianificando in anticipo le attività;
  • Rivolgersi a lui in modo calmo e chiaro;
  • Usare la strategia del SE-POI, piuttosto che interventi correttivi e/o punitivi (se farai questo, poi succederà quest’altro), per promuovere nel bambino lo sviluppo di una riflessione sulle conseguenze delle proprie azioni:
  • Promuovere la strategia di imitazione dei pari per ottenere i comportamenti adeguati e desiderati da parte del bambino;
  • Suddividere un compito in sequenze semplici;
  • Utilizzare il canale visivo per l’apprendimento, avvalendosi di schemi, tabelle e immagini.

In generale ricordarsi di rispettare i tempi e le modalità di comunicazione visive, piuttosto che verbali, ma tentare comunque di integrare entrambe.

Non dimenticare di sfruttare i dispositivi come PC o tablet: garantiscono un grandissimo supporto per migliorare le abilità strutturali di base, quelle comunicazionali, quelle motorie e quelle di linguaggio espressivo.

Per concludere, un elemento fondamentale: il “Cuore”. È importante credere in ciò che si fa, solo così si possono ottenere risultati.

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