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Oggi vi proponiamo “Viera, Un’italiana del’23”, edizione Pendragon

Una testimonianza di vita vera

“E’ un racconto storico che riguarda tutta la vita di mia madre –  ci racconta l’autrice – dall’infanzia agli ultimi anni della sua vita, con particolare risalto alle sue avventure durante la seconda guerra mondiale, dove, attraverso degli stratagemmi, ha salvato delle vite umane. E’ una testimonianza di vita vera”, conclude.

TRAMA
In un quaderno verde Viera, un’italiana nata nel 1923, ha tenuto appunti e ricordi delle sue esperienze di vita.
La figlia Paola ha voluto trascriverle e aggiornarle, perché le persone a lei care possano ricevere la
testimonianza di una vita, e trarne insegnamento.

Biografia dell’autrice

Paola Mattioli è nata a Bologna il 27 novembre 1962.

Il padre dermatologo iniziò a lavorare nei paesi della Provincia di Bologna: Budrio, Medicina, Crevalcore e in seguito presso l’Azienda Sanitaria di Bologna. Esercitava la professione anche privatamente nello studio della famiglia con la collaborazione della figlia Paola che prendeva gli appuntamenti dei pazienti e la moglie Viera che svolgeva le funzioni di assistente ed infermiera.

La madre, casalinga, romagnola di Alfonsine (RA) era una donna chiacchierona e apprensiva che assecondava il marito nell’educazione iperprotettiva delle due figlie e in particolare della minore Paola.

Nella famiglia c’erano anche i nonni materni e paterni. In quella famiglia “allargata” gli scontri generazionali erano fonte di frequenti litigi. Nonostante ciò, l’aggregazione, basata sulla partecipazione attiva, prevaleva sempre con beneficio per tutti.

I rapporti tra le sorelle Paola e Silvia sono stati in fase alterne di complicità e di competizione.

In tale contesto Paola, cresceva permeandosi di tabù e timori anacronistici ai tempi e luoghi che frequentava fuori dalla famiglia. A ciò si aggiungeva una salute precaria che non gli permetteva di spiccare il volo nei meravigliosi e irripetibili anni dell’adolescenza e della gioventù costringendola a rimanere protetta e soffocata sotto una campana di vetro.

La scuola magistrale sarà di giovamento grazie alla sensibilità di alcune insegnanti che comprendono il bisogno di evasione di quella ragazza chiamata Paola. Essa incomincia ad uscire dal bozzolo, della timidezza, e dalle sue paure manifeste ed anche di quelle inconsce.

In quel periodo Paola scopre la magia e la bellezza dello scrivere.

Scrivere poesie sui momenti belli o tristi che vive. Le parole gli scorrono sul foglio velocemente e la sua penna scivola via come se avesse sempre scritto.

La formazione scolastica prosegue con la frequentazione di un corso professionale serale per Assistente di Comunità Infantili (due anni in uno).

Paola inizia la fase lavorativa subito dopo il diploma come impiegata precaria. Il precariato dura ventitré anni. Il lavoro gli piaceva ma la precarietà gli danneggia la sua speranza di costruire un futuro.

Paola partecipa ad un concorso nel’ 95 per Educatori Nido.

Risulta idonea al concorso e viene assunta dal Comune di Bologna. Entra in ruolo nel’ 2007.

Paola riprende a scrivere poesie dopo la morte di sua madre nel 2006, anno per lei molto difficile perché non avendo più i genitori sente il bisogno di fissare sulla carta ciò che di profondo sente. Lo scrivere per lei diventa necessario, essenziale. Durante la scrittura attraversa momenti speciali, unici, di silenzio e di calma. Su quei fogli esprime i suoi sentimenti più nascosti e inesplorati.

Nascono così le sue poesie dell’età matura: sentimenti profondi, ricordi amari e a volte dolorosi, sentimenti d’amore intensi e veri che lasciano trasparire una vena malinconica volta alla controversa ed irrinunciabile bellezza della vita.

 

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