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IMPRESE LAZIALI PIU’ OTTIMISTE: IMPATTO NEGATIVO COVID FINIRA’ FRA 6-12 MESI

Secondo l’European Payment Report di Intrum, in regione risultano più lunghi i tempi di pagamento dalla Pubblica Amministrazione. In Europa il 70% dei manager ne è sicuro: “pagamenti più rapidi permetterebbero di investire in sostenibilità e digitale”.

Manager e imprenditori del Lazio ritengono che l’impatto economico negativo del Covid-19 sul loro business possa esaurirsi nell’arco dei prossimi 6-12 mesi dimostrandosi più ottimisti che nel resto del Paese: il 45% delle imprese in regione contro il 37% in Italia. Il dato emerge dall’ultimo European Payment Report (EPR) di Intrum, il principale operatore europeo nei credit services, che ha intervistato più di 11.000 imprese di 29 paesi europei. Per superare la crisi le aziende della regione coinvolte da Intrum pensano di pianificare più che altrove un incremento delle vendite (Lazio 25% – media Italia 17%) quando non hanno già venduto asset non strategici per fare cassa (Lazio 13% – media Italia 5%).

I pagamenti da parte delle aziende (corporate) e della clientela finale (consumer) sono sostanzialmente in linea con la media nazionale ma per i pagamenti dalla Pubblica Amministrazione, il Lazio, con Roma sede dell’amministrazione centrale dello Stato, sconta maggiori ritardi: il 44% delle risposte (contro una media italiana del 32%) parla di una tempistica compresa fra i 51 e i 75 giorni. Contro questo problema in genere nel Lazio si tende a chiedere più acconti (Lazio 55% – Italia 48%) e a non negoziare ulteriori dilazioni (Lazio 31% – media Italia 24%). Per porre rimedio ai ritardi nei pagamenti gli intervistati laziali non chiedono tanto nuove leggi alle istituzioni come nel resto d’Italia (Lazio 44% – Italia 60%) mentre per i pagamenti a lungo termine guardano con più favore che nel resto del Paese alla mediazione o all’arbitrato (Lazio 39% – Italia 31%).

L’EPR di Intrum ha cercato di indagare anche in quanto tempo manager e imprenditori laziali stimano che la regione possa diventare “cashless, ossia quando farà ricorso esclusivamente alla moneta elettronica. Imprenditori e manager della regione sono più ottimisti rispetto alla media italiana: per il 13% basteranno 5 anni (Italia 8%) mentre soltanto un 13% pensa che non si arriverà mai a questo momento contro una media nazionale del 24%.

TEMPI DI PAGAMENTO: IN ITALIA OLTRE 6 AZIENDE SU 10 STIMANO RISCHI CRESCENTI. In Italia, oltre 6 aziende su 10 (il 63% delle realtà intervistate) stimano oggi un rischio crescente (e sono maggiormente preoccupate) rispetto alla possibilità di ricevere i pagamenti nei tempi pattuiti. L’European Payment Report (EPR) di Intrum, il principale operatore europeo nei credit services, evidenzia un netto incremento rispetto alla situazione pre-pandemica quando, nel 2019, solo il 25% delle aziende italiane intervistate si riteneva “preoccupata più del solito” per il rispetto dei tempi di pagamento da parte dei committenti. A livello europeo, un terzo dei 11.000 manager e imprenditori (C level e business owners di aziende) ascoltati da Intrum in 29 Paesi, hanno affermato che i ritardi nei pagamenti impediscono la crescita e ben il 70% pensa che pagamenti più rapidi da parte dei propri debitori consentirebbero alle aziende di investire in sostenibilità e innovazione digitale.

A tutti i livelli – ha commentato Antonio Rabossi, Operations Director di Intrum Italyle aziende sono concordi nel ritenere la sana gestione del credito l’elemento chiave per la ripresa economica nella fase post-pandemica. Una sana gestione del credito investe l’impresa di un ruolo sociale: per il 67% delle aziende italiane (69% in Europa) che abbiamo intervistato, il pagamento dei fornitori nei tempi concordati è una delle componenti della responsabilità sociale d’impresa”.

MANAGER ITALIANI PIÙ OTTIMISTI SULLA RECESSIONE RISPETTO ALL’EUROPA.

Nel 2021 i manager delle imprese italiane sono meno pessimisti rispetto al media europea: 62% contro il 67%. La situazione si è “ribaltata” non solo rispetto al critico 2020 travolto dalla pandemia, quando l’83% degli intervistati italiani si aspettava la recessione a fronte del 56% di media europea, ma anche rispetto al 2019, quando il 76% degli intervistati italiani pensava che la recessione fosse imminente contro il 28% della media europea.

Nel contesto di crisi generato dall’emergenza Covid-19, le azioni dei governi sono state decisive per permettere alle aziende di mantenere a livelli accettabili la liquidità nell’ultimo anno: per questo, il 48% della media degli intervistati europei dal report Intrum prevede un rischio considerevole di crescita di ritardi e mancati pagamenti quando le misure di sostegno dei governi saranno ritirate. Ad oggi, quasi la metà (45%) delle aziende italiane ritiene di essere stata fortunata a sopravvivere all’emergenza sanitaria (49% media europea). Per vincere la recessione, il taglio dei costi è una risposta secondo il 27% delle PMI e il 24% delle grandi aziende, mentre la riduzione delle assunzioni è nei progetti del 15% delle PMI e delle grandi aziende, ma nel 2020 questo dato era più alto: il 25% per le PMI e il 29% per le grandi aziende.

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