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1992-2022: trent’anni della legge 104. La disabilità è davvero tutelata?

Quest’anno la legge 104 compie trent’anni, la legge che tutela tutto ciò che concerne la disabilità: motoria, mentale o neurologica. In queste tre decadi, come è stato il rapporto tra la disabilità e l’esterno? È stata davvero tutelata a dovere – non solo giuridicamente parlando – nei fatti oppure è rimasta giacente nei faldoni?

Ancora vediamo in giro cattiverie, meschinità e discriminazione, verso chi purtroppo non è fortunato come altri. Non c’è la giusta attenzione, ma una diffusa superficialità che persevera talmente tanto da temerla. Non c’è modo da consentire a chi è in carrozzina di poter salire in un autobus, in molteplici città e comuni.

Non in tutte le strade c’è un’area idonea a chi è sulla sedia a rotelle di transitare con tranquillità. Anzi quasi sempre cammina sui marciapiedi dove ci passa chiunque e si trova sempre l’idiota di turno distratto al 90% dal cellulare, il quale per la sua ingiustificata sbadataggine, finisce addosso al malcapitato di turno in carrozzina.

E’ vero che in questa circostanza cerchiamo troppo: scarseggiano piste ciclabili, figuriamoci se c’è idea di creare spazi appositi per chi cammina in sedia a rotelle. Abbiamo fatto il passo più lungo della gamba, è da ammettere. Dimentichiamo dove viviamo, soprattutto al Sud dove sembra un altro mondo rispetto al Nord.

Ci sono centri e luoghi dove chi soffre di particolari disabilità – non solo fisiche – interagisce l’uno con l’altro ma purtroppo si contano sulle dita di una mano. Bisogna quasi cambiare città per dare l’opportunità a chi non è fortunato come tutti, di dialogare con altre persone simili, sennò nella sua città a casa resta.

E anche in questo caso il problema si evidenzia maggiormente al Sud; c’è solo da accettare una triste realtà. Siamo sprovvisti di bacchette magiche e dunque cambiare radicalmente la situazione è come chiedere a un gatto inizia ad abbaiare, ma ci si potrebbe attrezzare per aggiustarla un po’.

Basta che ci sia la giusta volontà, discorso che vale per tutto. Il diktat da considerare è: non esistono solo i normoabili. Fin quando viviamo senza mai pensare a chi soffre di disabilità, la legge 104 resta solo carta con parole che non si tramutano nei fatti. Evitiamo che transitano altri trent’anni e le condizioni restano come attualmente.

Perché sono condizioni davvero deplorevoli, verso chi non è privilegiato come noi e verso le famiglie che sono attorno a loro e soffrono come loro. Sulle famiglie incombe l’attenzione, le quali sono sempre pronte ad aiutare i loro cari meno fortunati. Perciò a volte invece di lamentarci sempre, tacciamo che è meglio.

Alfonso Infantino

Un'eredità che vale una vita
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