Ernesto Macera Mascitelli sfida il Manaslu

Toccato il Campo 3 a ben 6850 metri di quota ora la meta è più vicina

Ernesto Macera Mascitelli, alpinista di origini marsicane e socio del CAI di Avezzano, vive da anni a Olbia, in Sardegna. Lo troviamo oggi essere alle prese con l’ennesima sfida con l’alta quota.

Ernesto Macera Mascitelli chi è

Nella sua vita ha sfidato l’alta quota più volte, con imprese che lo hanno posto prima di tutto, a doversi confrontare con se stesso, con le avversità che la montagna gli ha posto dinanzi, e le più profonde paure dell’essere umano.

La sua una carriera ha veduto Ernesto Macera Mascitelli essere impegnato in più riprese, in impegnative spedizioni internazionali, offrendogli la straordinaria  possibilità di poter esplorare  alcune delle vette più impegnative al mondo, dalle Ande all’Himalaya.

Oggi una nuova sfida lo ha portato nuovamente oltre i confini europei, dove si sta confrontando in queste ore con il Manaslu nei pressi di Kathmandu: “La paura chiaramente è tanta, – ha fatto sapere attraverso i social Mascitelli – il Manaslu è una vetta che non fa sconti a nessuno. Difficoltà e pericolosità sono sempre presenti ma il suo fascino è irresistibile. Come diciamo sempre noi alpinisti ” Tenterò la vetta”. Avrò sempre comunque davanti il mio motto “Arrivare in vetta è facoltativo, tornare a casa è obbligatorio!”.

L’ascesa si è rivelata essere particolarmente difficile e impegnativa come si è potuto apprendere attraverso i suoi canali social, che stanno tenendo in continuo aggiornamento tutti coloro che lo seguono ormai da tempo.

L’alpinista ha fatto sapere che tratto di collegamento tra il Campo 1 al Campo 2 ha presentato situazioni in cui è stata impegnata al massimo tutta la tecnica acquisita con tratti di arrampicata che hanno variato dal 75 al 90%.

Dopo aver raggiunto il campo 3 a quota 6850 metri, ora la meta sembra essere più vicina. Ernesto Macera Mascitelli si prepara a ripartire  insieme al suo fedele compagno di cordata, Njima.

La scalata finale prenderà il via dal prossimo 2 ottobre preannunciandosi come un’impresa epica, dove a fare la differenza sarà tutta la  sua esperienza, abilità e determinazione. Ernesto è pronto ora più che mai ad affrontare l’ignoto, con la consapevolezza che ogni passo in più sarà fondamentale per raggiungere la vetta.

Qual è la motivazione principale che ti spinge a scalare ancora

Abbiamo avuto modo di incontrare Ernesto Macera Mascitelli a pochi giorni dalla sua partenza che lo avrebbe visto affrontare una nuova sfida. Il suo entusiasmo e la sua grande motivazione hanno confermato ancora una volta il suo spessore sportivo e umano, che ormai ben conosciamo: “L’alpinismo ti strega….ti rende dipendente da esso. Quando si prepara una spedizione alpinistica, si mescolano diverse sensazioni che vanno dalla scoperta di nuovi luoghi e persone a quella prettamente sportiva di raggiungere un meta. In genere quando di arriva al campo base pronti per partire verso la vetta, già si programma e si pianifica la spedizione dell’anno che verrà. Io personalmente ho allacciato molti rapporti di amicizia con diverse persone sia nepalesi che non e con i quali ci sentiamo costantemente durante  l’anno e quindi non rompo mai quel filo che mi lega ai luoghi ed alle persone ; mi è successo con le persone boliviane così come le persone del Nepal. Il traguardo di una vetta, la pianificazione dei campi sono operazioni che ti stimolano e ti provocano.

Ernesto Macera Mascitelli : la dieta per affrontare le specifiche esigenze fisiche e climatiche

Spesso si dimentica che dietro ogni impresa sportiva, specialmente se compiuta ad alti livelli, è necessaria una preparazione particolare, che oltre all’allenamento fisico e mentale, obbligatoriamente prevende un’alimentazione adeguata all’impegno che ci si presta ad assumere: “La dieta e l’allenamento sono delle variabili che cambiano in funzione del tipo di spedizione che si affronta. Per esempio nel 2022 ho affrontato la mia prima spedizione invernale sul Lobuche prima e sull’ Ama Dablam dopo. Ho dovuto fare i conti con temperature estreme sia di giorno che di notte, con venti che non ti permettevano neppure di uscire dalla tenda e di conseguenza anche la preparazione con gli allenamenti e l’alimentazione sono stati mirate ad affrontare situazioni cosi estreme. Prendere massa muscolare è essenziale così come allenare molto la parte cardiovascolare simulando situazioni estreme magari aiutandosi con maschere ipossiche”.

Quali misure precauzionali per assicurarsi che la salute rimanga stabile durante l’ascensione?

Per lo scalatore di Avezzano oggi c’è una sfida nella sfida: “Certo dopo aver subito due interventi chirurgici abbastanza invasivi nell’arco di sei mesi, solo un pazzo o meglio un folle innamorato dell’alpinismo poteva pensare di scalare un 8000 mt!! Però dove non riesco a colmare il gap di training che la degenza in ospedale mi ha tolto, sostituisco con la convenzione mentale di poter e dover affrontare i ripidi pendii del Manaslu”.

Come ci si sente fisicamente e mentalmente dopo aver superato la prova più importante, contro se stessi

Questa domanda che abbiamo rivolto a Ernesto mette ancora una volta di più, semmai ve ne fosse bisogno, la grande carica emotiva, emozionale e la voglia di riscatto, che è presente in questa nuova spedizione in alta quota: “Lo scorso anno era tutto pronto ad ottobre per affrontare l’ Himal Himlung passando per la cima del Tobhuce Peak (due 7000 mt), fino a quando il chirurgo che mi ha visitato all’ospedale di Sassari, mi ha tagliato le gambe dicendomi che era urgente essere operato per asportare un melanoma maligno in fase avanzata. Per uno sportivo di qualsiasi disciplina la frase che non vuol mai sentire è proprio quella della rinuncia del blocco. Io all’inizio ho reagito malissimo ma poi la maturità e la professionalità ti portano sulla strada della razionalità e ti fanno accettare quello che purtroppo nel bene e nel male il destino ti riserva. Lo stesso è successo quest’anno quando era tutto organizzato per il Manslu ma purtroppo un blocco vescicale mi ha condotto prima ad un ricovero d’urgenza in pronto soccorso ad Olbia e successivamente, data la criticità della situazione, ad un intervento d’urgenza in una clinica privata di Napoli. Anche in questo caso la delusione e l’amarezza aveva preso il sopravvento ma grazie all’equipe medica capeggiata dall’ illustre Prof. Fabrizio di Iacono ( a cui devo tantissimo), è riuscito a rimettermi in piedi nell’arco di 10 giorni permettendomi di riprendere ad allenarmi”.

Un sogno…

Ad un uomo che non si arrende alle avversità che la vita ci pone senza avvisare i sogni arrivano ad essere considerati quasi come un’ovvia declinazione della realtà: “Tutte le vette che ho scalato sono state un sogno che ho realizzato. Il mio motto è racchiuso in una splendida frase di Nelson Mandela: “Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è arreso mai”.

Oggi lo vediamo essere impegnato per il suo primo 8000 mt, ma sicuramente Ernesto Macera Mascitelli sta già pensando ad altre vette:” Il mio sogno nel cassetto è quello del Pakistan, il Broad Peak oppure il Gasherbrum 2. Sono due 8000 mt  che sto studiando da diverso tempo. L’unico problema è purtroppo l’età che avanza, ma di questo me ne farò una ragione”.

Siamo certi che un paio di candeline in più sulla torta non potranno fermare mai la passione e l’amore che Ernesto Macera Mascitelli ha per le sfide in alta quota. Non ci resta che attendere…

 

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