Sotto le fronde di Villa Lazzaroni, la scena si apre come una scatola magica colma di segreti. “Bambola. La strada di Nicola” è un racconto che scorre morbido tra i ricordi, dove la vita del protagonista si intreccia indissolubilmente a un’icona della musica, una musa che gli ha dato il nome e un ideale di libertà a cui tendere.
Il testo di Paolo Vanacore è un ricamo delicato su un tema universale: la ricerca della propria verità. Nicola cammina su una strada tracciata dai desideri infranti di una madre e dall’abbraccio protettivo di un padre, muovendosi in quel confine sottile dove il maschile e il femminile smettono di scontrarsi per iniziare a danzare insieme.
Gianni De Feo incanta con una performance magnetica e fluida. Lo vediamo trasformarsi in scena, cambiando pelle e abito per dare voce a Bambola, il suo alter ego notturno. È una metamorfosi che non ha bisogno di spiegazioni, ma solo di essere vissuta attraverso canzoni che, spogliate di tutto, diventano confessioni d’amore e di dolore.
Le note di Alessandro Panatteri cullano il racconto con un’eleganza sospesa, mentre le scene di Roberto Rinaldi, tra alberi di legno e lucine di Natale sempre accese, creano un rifugio romantico contro la solitudine. È un viaggio che attraversa l’ipocrisia dei legami e la fragilità dei sentimenti, paragonati a un bicchiere scheggiato da cui si continua a bere nonostante il rischio di ferirsi.
Alla fine, ciò che resta è una sensazione di limpida bellezza. Un invito a non avere paura della propria natura e a seguire quella vocazione che è l’unica vera luce capace di illuminare il cammino. Uno spettacolo intenso e prezioso, che parla al cuore con la voce nuda della poesia.
Teatro Villa Lazzaroni
