#EmiliaRomagna, lavoro e disabilità: un impiego a trentaquattromila persone con disabilità. Allo stesso tempo, ci sono altre trentasettemila persone con disabilità che aspettano ancora il posto. Il classico rovescio della medaglia, oseremmo dire. In Emilia Romagna – come quasi in ogni regione del Nord Italia – lavorare non è un problema e né è un’impresa ardua cercare di lavorare o trovare un posto per lavorare. L’antitesi di quanto accade invece al Sud Italia. Un discorso che afferisce ai normoabili, il problema si pone anche al Nord se si tratta di persone con disabilità. Infatti in Emilia Romagna trentaquattromila persone che soffrono di disabilità, sono riuscite a trovare un impiego. Mentre altre trentasettemila ancora aspettano. Quanto dura questa “lista d’attesa”? E perché poi?
#EmiliaRomagna, lavoro e disabilità: appena un posto in obbligo disponibile ogni quattro iscritti
Gli iscritti al centro per l’impiego mirato (fascia anagrafica, che oscilla tra i quindici e i sessantaquattro anni ndr) in età occupazionale, superano le trentasettemila e contestualmente le aziende papabili ad assumere, non arrivano a diecimila posti disponibili. Tradotto: appena un posto in obbligo disponibile ogni quattro iscritti, al centro per l’impiego mirato in età occupazionale. Ragionando in termini di mercato, per equilibrare la situazione – ove l’offerta è alquanto alta – bisogna bilanciare quest’ultima con la domanda. L’idea è di colmare il gap, valutando la qualità proposta dalla domanda: se c’è una persona con disabilità che vale più di un normoabile, è giusto che ottenga il posto. Evitando di banalizzare, in base a chi c’è a chiedere: se un normoabile o un disabile.
