#PositionPiper, progetto CURa riduce la burocrazia per incentivare le terapie. Un quadro normativo più pragmatico per applicare i farmaci ai degenti, a coloro che necessitano di farmaci per curarsi. In questo caso specifico è stato realizzato un “Position Piper”. Di cosa si tratta? Una governance per usare i farmaci con più praticità, collaborando per uno scopo comune: la salute pubblica. Il “Position Piper” prevede diversi punti: una maggiore efficienza, legata a una burocrazia meno costosa per qualsiasi utente; più discrezione nel definire le patologie (quali sono più gravi o meno gravi ndr), accertandosi al 100% che non ci sia davvero una terapia apposita e snellire la burocrazia, per gestire al meglio la quantità circolare dei farmaci, tra centri clinici e aziende.
#PositionPiper, meno burocrazia e più vigilanza sui farmaci più “dinamici”
Aziende intese naturalmente, quelle farmaceutiche. Un altro aspetto documentato nel “Position Piper” – connesso alla terapia adottata – che la terapia medesima continui, indicando dei rigidi parametri nazionali, i quali asseconderanno la terapia iniziata dal degente. Se magari sorgessero problemi – il farmaco presenti anomalie per esempio – il degente sarebbe risarcito. L’ultimo tassello riportato dal “Position Piper” afferisce ai medicinali combinati: le responsabilità economiche sono sia delle aziende farmaceutiche (quelle che realizzano i farmaci appunto) e sia di quelle sanitarie (ASL ndr). Particolare attenzione sarà data ai farmaci – oltre a ridurre la burocrazia – nel controllarli: vigilare su quelli “dinamici” – quelli che circolano di più – è doveroso.
