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	<title>lavoro Archivi - Web - Magazine Ugualmente Abile News</title>
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	<title>lavoro Archivi - Web - Magazine Ugualmente Abile News</title>
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		<title>Vorwerk lancia programma di sostituzione volontaria per i clienti Neato in Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 16:09:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &#34;Sebbene i dispositivi Neato rimangano funzionanti e possano continuare a essere utilizzati manualmente anche senza tali servizi&#34; alla luce delle &#34;preoccupazioni dei clienti&#34;, dopo la fine dei servizi cloud, Vorwerk annuncia l&#039;estensione del programma di sostituzione volontaria ai robot Neato acquistati negli ultimi tre anni. Ai clienti europei che hanno acquistato un robot &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Sebbene i dispositivi Neato rimangano funzionanti e possano continuare a essere utilizzati manualmente anche senza tali servizi&quot; alla luce delle &quot;preoccupazioni dei clienti&quot;, dopo la fine dei servizi cloud, Vorwerk annuncia l&#039;estensione del programma di sostituzione volontaria ai robot Neato acquistati negli ultimi tre anni. Ai clienti europei che hanno acquistato un robot Neato dopo l’annuncio della chiusura dell’azienda tre anni fa (maggio 2023) e che hanno utilizzato attivamente le funzionalità cloud verrà offerto in omaggio un robot aspirapolvere Folletto VR7 di ultima generazione in cambio del loro dispositivo Neato. L&#039;iniziativa &#8211; si sottolinea &#8211; &quot;è una misura volontaria da parte di Vorwerk e riflette l’impegno del Gruppo verso la soddisfazione del cliente &quot;. Neato, azienda americana con sede negli Stati Uniti acquisita dal Gruppo Vorwerk, ha cessato l&#039;attività nel maggio 2023, &quot;non avendo raggiunto un successo commerciale sostenibile come entità autonoma&quot;. Nei prossimi giorni saranno fornite ulteriori informazioni sulla pagina web dedicata all’assistenza clienti Neato (https://support.neatorobotics.com). <br />
&#8212;lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<title>Ai, 14 startup italiane a Miami per eMerge Americas</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 14:28:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Dall’intelligenza artificiale applicata alla gestione urbana e industriale alla prevenzione in ambito sanitario, dalle piattaforme per l’automazione dei processi alle soluzioni per la formazione, la sostenibilità e la creator economy: l’Italia partecipa per la prima volta a Miami a eMerge Americas con una collettiva di 14 aziende espositrici curata dall’ICE–Agenzia per la promozione &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Dall’intelligenza artificiale applicata alla gestione urbana e industriale alla prevenzione in ambito sanitario, dalle piattaforme per l’automazione dei processi alle soluzioni per la formazione, la sostenibilità e la creator economy: l’Italia partecipa per la prima volta a Miami a eMerge Americas con una collettiva di 14 aziende espositrici curata dall’ICE–Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, in uno degli appuntamenti più rilevanti del panorama tech internazionale, tra Stati Uniti e America Latina. Il Padiglione Italia è presente nell’area expo della manifestazione, che si è tenuto il 23 e 24 aprile al Miami beach convention center. eMerge Americas è una delle principali piattaforme internazionali dedicate a innovazione e tecnologia nelle Americhe: un evento che combina conference ed expo e che, attraverso una programmazione annuale e il grande appuntamento in Florida, mette in relazione imprese globali, startup, investitori e istituzioni per accelerare lo sviluppo di tecnologie emergenti e favorire l’incontro tra capitale, talenti e idee.  L’edizione 2026 ha messo al centro quattro temi principali – AI e deep tech, national security, health e finance – con oltre 20mila partecipanti, più di 60 Paesi rappresentati, oltre 250 speaker e più di 300 espositori. Per le startup e le imprese innovative l’evento si conferma anche come una piattaforma strategica per sviluppare partnership industriali e commerciali, aumentare la visibilità internazionale delle proprie soluzioni e avviare percorsi di ingresso nel mercato d’oltreoceano, con un posizionamento particolarmente interessante per chi guarda al Sud degli Stati Uniti e, insieme, al mercato latinoamericano: in questo senso, Miami rappresenta un contesto favorevole per testare opportunità di espansione tra USA e Latam, in un ecosistema in cui networking, relazioni e accesso diretto agli interlocutori hanno un’importanza strategica. Le soluzioni presentate dalla delegazione italiana a eMerge Americas 2026 restituiscono l’immagine di un ecosistema fortemente orientato all’applicazione concreta dell’innovazione, con un baricentro evidente su intelligenza artificiale, software avanzato e tecnologie data-driven: si va da piattaforme per la gestione intelligente delle città e delle flotte di veicoli, capaci di integrare dati in tempo reale, anticipare criticità e ottimizzare processi, a strumenti per il marketing predittivo, la creator economy e la trasformazione digitale di asset immobiliari e rurali; accanto a questo, trovano spazio soluzioni per la formazione continua e l’upskilling, dai sistemi adattivi basati su AI ai serious game per lo sviluppo di competenze trasversali. Un altro asse rilevante è quello della salute e delle life sciences, con tecnologie per lo screening cardiaco rapido da remoto, dispositivi per la diagnosi senologica con le microonde al posto dei raggi X e applicazioni nutraceutiche e cosmetiche ad alta componente scientifica. Completano il quadro proposte rivolte all’industria e alla sostenibilità, come sistemi per aumentare l’efficienza energetica dei vecchi macchinari senza sostituirli, piattaforme per l’aviazione basate su monitoraggio in tempo reale e analytics, e automazioni per la raccolta differenziata che trasformano la gestione dei rifiuti in una fonte di dati operativi e ambientali. Nel complesso, emerge una presenza italiana ampia e trasversale, concentrata su tecnologie capaci di migliorare efficienza, prevenzione, automazione e qualità decisionale in settori molto diversi tra loro. Le aziende espositrici sono Asymmetrica (Taranto), Bytek (Milano), BM Diagnostics (Cantiano, PU), Carchain (Trieste), Exo Lab Italia (Pescara), Flyon Aero (Milano), Ganiga.ai (Pisa), Hevolus (Molfetta, Ba), Intuos (Roma), PA360 (Lecce), Ruralis (Sant’Angelo dei Lombardi, AV), Tinental (Bastiglia, Mo), Ubt–Umbria Bioengineering Technologies (Assisi, PG) e Vidoser (Catania). <br />
&#8212;lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<title>Turismo, Luca De Giorgi è il nuovo Regional Director Italy di Leonardo Hotels</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 12:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[adnkronos]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Leonardo Hotels annuncia la nomina di Luca De Giorgi a Regional Director Italy. La scelta riflette una strategia chiara, che ha come obiettivo quello di accompagnare la crescita del gruppo in Italia con una struttura manageriale solida, capace di rispondere alle evoluzioni del settore e alle aspettative di un pubblico in costante trasformazione. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Leonardo Hotels annuncia la nomina di Luca De Giorgi a Regional Director Italy. La scelta riflette una strategia chiara, che ha come obiettivo quello di accompagnare la crescita del gruppo in Italia con una struttura manageriale solida, capace di rispondere alle evoluzioni del settore e alle aspettative di un pubblico in costante trasformazione. In questo contesto, il ruolo di Regional Director Italy assume una valenza centrale, non solo nella gestione operativa delle strutture, ma anche nella costruzione di una visione coerente e di lungo periodo. “Siamo felici di dare il benvenuto a Luca in questo ruolo chiave per Leonardo Hotels in Italia. Porta con sé un’importante esperienza operativa unita a una solida visione strategica e ha più volte dimostrato la sua capacità di implementare portfolio alberghieri, coniugando elevata soddisfazione degli ospiti e solidi risultati finanziari. A lui e a tutto il team in Italia va il nostro augurio di pieno successo in questo nuovo capitolo”, ha affermato Yoram Biton, Managing Director di Leonardo Hotels Central Europe. Nel suo nuovo incarico, Luca De Giorgi sarà responsabile del coordinamento e della supervisione delle proprietà italiane della catena alberghiera, con l’obiettivo di rafforzarne il posizionamento, ottimizzare le performance e garantire un elevato standard qualitativo in tutte le aree operative. La sua attività si concentrerà inoltre sullo sviluppo strategico del portfolio, lavorando in sinergia con i team locali e con il management internazionale. “Accolgo con grande entusiasmo  &#8211; ha dichiarato Luca De Giorgi, Regional Director Italy di Leonardo Hotels &#8211; la sfida di assumere il ruolo di Regional Manager Italy in un momento così significativo per il percorso di sviluppo di Leonardo Hotels nell’area. L’Italia rappresenta un mercato chiave, ricco di opportunità e al tempo stesso estremamente competitivo, dove la capacità di distinguersi passa attraverso coerenza, qualità e visione strategica. Nel lungo termine, l’obiettivo è quello di consolidare una presenza sempre più riconoscibile sul territorio, valorizzando ogni singola destinazione e rafforzando la brand identity in modo chiaro e distintivo. Questo significa investire sulle persone, sui processi e sull’innovazione, creando le condizioni per una crescita che sia non solo quantitativa, ma soprattutto qualitativa. Parallelamente, intendiamo continuare a sviluppare un’offerta che risponda in maniera puntuale alle esigenze di un ospite sempre più evoluto, mantenendo al centro l’esperienza e la qualità del servizio”.  Luca De Giorgi vanta un solido percorso professionale nel settore hospitality e real estate, sviluppato attraverso incarichi di crescente responsabilità in contesti sia operativi sia strategici. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella gestione di portfolio alberghieri multi-struttura, occupandosi di sviluppo, ottimizzazione delle performance e coordinamento dei team, con un approccio orientato ai risultati e alla creazione di valore nel lungo periodo. Ha inoltre ricoperto ruoli manageriali in ambito investment e asset management, lavorando su progetti complessi legati alla valorizzazione e al rilancio di asset immobiliari, con un forte focus su analisi finanziaria, pianificazione strategica e sviluppo del business. Parallelamente all’attività manageriale, ha svolto attività accademica e di formazione nel campo dell’hospitality, contribuendo alla crescita di nuove professionalità del settore. Con questa nomina, Leonardo Hotels conferma il proprio impegno nel rafforzare la struttura organizzativa e nel dotarsi di figure manageriali in grado di guidare il gruppo attraverso le sfide future, mantenendo una direzione chiara e coerente con gli obiettivi di crescita a livello europeo. <br />
&#8212;lavoro/professionistiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<title>Infortuni, il giuslavorista: &#8216;Modello 231 efficace per mappare zona grigia di appalti e subappalti&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 11:31:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &#34;La moltiplicazione di appalti e subappalti crea una zona grigia pericolosa: la responsabilità si diluisce lungo la catena, ma in caso di infortunio la Procura risale fino al committente. Il T.U. 81/2008 impone obblighi di coordinamento e cooperazione che spesso restano sulla carta. Le nuove modalità di lavoro &#8211; smart working, piattaforme digitali, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;La moltiplicazione di appalti e subappalti crea una zona grigia pericolosa: la responsabilità si diluisce lungo la catena, ma in caso di infortunio la Procura risale fino al committente. Il T.U. 81/2008 impone obblighi di coordinamento e cooperazione che spesso restano sulla carta. Le nuove modalità di lavoro &#8211; smart working, piattaforme digitali, lavoro in ambienti &#039;terzi&#039; &#8211; aggravano il problema, perché sfumano i confini del luogo di lavoro e rendono più difficile la vigilanza effettiva. In questo contesto, chi non si è dotato di un Modello 231 robusto si trova oggettivamente esposto: il committente che ha selezionato un appaltatore senza verificarne l&#039;affidabilità organizzativa rischia di essere chiamato a rispondere anche per fatti commessi lungo la catena. Il Modello 231 è, in questa prospettiva, uno degli strumenti più efficaci per mappare e presidiare proprio queste zone grigie&quot;. A dirlo, in un&#039;intervista all&#039;Adnkronos/Labitalia, l&#039;avvocato Sergio Passerini, socio giuslavorista dello Studio Ichino Brugnatelli, in occasione della Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro. Il Modello 231 viene spesso percepito come uno strumento complesso e &#039;da grandi aziende&#039;: perché, invece, può rivelarsi strategico anche per le pmi? &quot;Per una pmi &#8211; spiega &#8211; un infortunio grave con procedimento penale a carico dell&#039;amministratore può essere davvero dannoso, non solo sul piano reputazionale, ma anche finanziario. Le sanzioni interdittive previste dal D.Lgs. 231/2001 (divieto di contrattare con la Pa, sospensione dell&#039;attività, revoca di autorizzazioni e concessioni) possono mettere seriamente in difficoltà un&#039;impresa. Ora le sanzioni pecuniarie possono essere calcolate sul fatturato globale e ciò rende il costo del &#039;non adottare il modello&#039; potenzialmente sproporzionato rispetto all&#039;investimento necessario per costruirlo&quot;.  &quot;Nelle aziende di dimensioni contenute &#8211; avverte &#8211; è peraltro più facile implementare un modello davvero funzionante, perché le procedure possono essere calate su processi reali e non su organigrammi astratti. La percezione del Modello 231 come strumento da grandi aziende è, oggi, un retaggio culturale che non regge più al confronto con la realtà giurisprudenziale e normativa&quot;. Il giuslavorista Passerini  parla di un passaggio dalla logica dell’adempimento formale a quella dell’organizzazione sostanziale. &quot;Significa &#8211; chiarisce &#8211; smettere di trattare il dvr (documento di valutazione dei rischi) e le procedure di sicurezza come documenti da archiviare e iniziare a trattarli come strumenti operativi vivi. La giurisprudenza ha chiarito che il fondamento della responsabilità dell&#039;ente è la &#039;colpa di organizzazione&#039; e che un modello puramente formale non ha alcuna efficacia esimente. Concretamente: le riunioni di coordinamento vanno verbalizzate, la formazione deve essere tracciata e verificata, gli incidenti sfiorati (i cosiddetti &#039;near miss&#039;) devono essere segnalati e analizzati, le procedure disciplinari vanno previste e davvero attuate in concreto a carico di chi disattende le regole di sicurezza, i flussi informativi verso l&#039;organismo di vigilanza (odv) devono essere strutturati e documentati. Con le recenti riforme lo standard di &#039;efficace attuazione&#039; diventa ancora più esigente. L’obiettivo è dunque quello di cercare di attuare in concreto, giorno per giorno, le procedure di sicurezza e di documentare questa attuazione&quot;. &quot;In presenza &#8211; osserva &#8211; di un modello adottato ed efficacemente attuato, l’impresa può andare esente dalla responsabilità amministrativa anche se il reato è stato commesso. Ma l&#039;esimente non è automatica: nel caso di un infortunio e di una conseguente indagine, il giudice verifica se il modello fosse adeguato al rischio concreto e se l&#039;odv stesse davvero vigilando. La giurisprudenza più recente è netta nel distinguere tra modelli di facciata e modelli realmente implementati. C&#039;è però una considerazione che può essere utile fare: anche quando l&#039;esimente totale non viene riconosciuta, l&#039;adozione di un modello congiuntamente al risarcimento del danno consente una riduzione delle sanzioni pecuniarie. Sono benefici economici spesso concreti e non trascurabili&quot;. &quot;Un&#039;azienda dotata di un Modello 231 certificato &#8211; assicura &#8211; trasmette ai propri interlocutori &#8211; banche, investitori, grandi committenti &#8211; un segnale di affidabilità organizzativa che va ben oltre la compliance. In molte gare d&#039;appalto, specie nel settore pubblico e nelle supply chain internazionali, l&#039;adozione del modello sta diventando un requisito implicito di accesso, e in alcuni bandi è già un requisito esplicito. Gli effetti indiretti sono quantificabili: migliori condizioni assicurative per la responsabilità civile dei vertici e per i rischi operativi, accesso facilitato al credito bancario, riduzione del turnover del personale in ruoli critici, minore esposizione nei rapporti con la catena di fornitura. In un mercato che si sta rapidamente orientando verso criteri ESG e di sostenibilità organizzativa, l&#039;impresa priva di modello parte svantaggiata. E&#039;, in sostanza, un asset competitivo il cui ritorno sull&#039;investimento, a differenza di quanto si tende a pensare, è oggi misurabile anche in termini puramente economici&quot;. <br />
&#8212;lavoro/professionistiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<title>Successo Italia al Seafood Expo Global 2026, innovazione e sostenibilità per rilancio filiera ittica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 17:24:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[adnkronos]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Si chiude con un bilancio estremamente positivo la partecipazione italiana al Seafood Expo Global 2026 di Barcellona. La fiera, punto di riferimento mondiale per il comparto ittico, ha confermato la leadership dell’Italia in termini di innovazione, sostenibilità e qualità dei prodotti, sottolineando il ruolo della filiera come asset strategico per l’economia nazionale. Il &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ugualmenteabile.it/2026/04/24/successo-italia-al-seafood-expo-global-2026-innovazione-e-sostenibilita-per-rilancio-filiera-ittica/">Successo Italia al Seafood Expo Global 2026, innovazione e sostenibilità per rilancio filiera ittica</a> proviene da <a href="https://ugualmenteabile.it">Web - Magazine Ugualmente Abile News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Si chiude con un bilancio estremamente positivo la partecipazione italiana al Seafood Expo Global 2026 di Barcellona. La fiera, punto di riferimento mondiale per il comparto ittico, ha confermato la leadership dell’Italia in termini di innovazione, sostenibilità e qualità dei prodotti, sottolineando il ruolo della filiera come asset strategico per l’economia nazionale. Il ministero dell&#039;Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf) ha guidato una delegazione di 93 aziende d&#039;eccellenza, affiancate da otto Regioni – Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Campania, Toscana, Sardegna, Liguria e Calabria &#8211; in una missione istituzionale volta a consolidare il posizionamento del Made in Italy sui mercati mondiali, dove l’Italia esporta prodotti per un valore superiore a 1 miliardo di euro, con la Spagna che si conferma il primo mercato di sbocco assorbendo il 12% delle esportazioni totali.   La partecipazione italiana, supportata dal Feampa (Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura), ha messo in luce la capacità del settore di coniugare competitività e tutela ambientale. Un binomio vincente, considerando che la sola industria ittica italiana, secondo il XIII Rapporto Nazionale sull&#039;Economia del Mare 2025, genera oggi un valore aggiunto complessivo superiore ai 10 miliardi di euro, dimostrando una capacità di moltiplicazione economica superiore a molti comparti industriali tradizionali.   La presenza istituzionale al Seafood Expo 2026 ribadisce l&#039;impegno nel sostenere gli oltre 80.500 occupati diretti della filiera, puntando su qualità e innovazione con l’obiettivo di garantire la sovranità alimentare del Paese: “La partecipazione del Masaf a Barcellona è un ulteriore segnale di attenzione al settore. Attenzione che si è concretizzata in questi anni non solo con la presenza, ma con atti concreti incentrati sulla valorizzazione del settore sia in Italia sia che in ambito europeo, come evidenziato dalle nuove linee di indirizzo sul fermo pesca, l’eliminazione degli obblighi tecnici, la maggiore attenzione all’attività di impresa, l&#039;impulso verso l’aggregazione e la filiera per la valorizzazione del prodotto, in grado di determinare un maggiore valore aggiunto.”, ha commentato il senatore Patrizio La Pietra, Sottosegretario al MASAF, “Un lavoro che sta invertendo le scelte degli ultimi decenni, che demonizzavano la pesca, penalizzandola a causa di una politica europea ideologica che vedeva il pescatore come un nemico dell’ambiente.”   Ad animare lo stand istituzionale, un fitto palinsesto di eventi, workshop, panel e degustazioni, con un programma che ha riflettuto la complessità delle sfide ambientali ed economiche: dalla gestione del granchio blu nel Delta del Po — con il piano d&#039;emergenza illustrato dal Commissario Enrico Caterino che ha già mobilitato 10 milioni di euro — alla presentazione della piattaforma &quot;Ittico Dati&quot; (itticodati.bmti.it). Realizzato da Bmti su iniziativa del Masaf, lo strumento offre dashboard interattive su prezzi e consumi, fornendo alle imprese bussole digitali per orientarsi nel mercato. Protagonisti anche i territori: dalle Marche con i modelli di trasformazione, alla Campania con lo sviluppo dei sistemi Dop e Igp, fino all&#039;Emilia-Romagna con l’eccellenza delle ostriche dell&#039;Alto Adriatico. Spazio anche alla Calabria, con focus sulla valorizzazione del tonno rosso e delle produzioni locali, e ai progetti dei Gal Fish in Liguria, Toscana e Sardegna. Grande rilievo è stato dato anche all&#039;Ittiturismo, con la Sardegna in prima fila nel promuovere modelli di ospitalità esperienziale e filiera corta — come l’esempio storico della cooperativa &quot;La Tramontana&quot; — che permettono di valorizzare il pescato locale e diversificare il reddito dei pescatori.   Ogni specie presentata racconta un equilibrio tra prelievo responsabile e innovazione, sostenuto dai programmi di ripristino supportati dal Feampa. “Questo modello di resilienza, innovazione e sostenibilità è stato il fulcro della nostra partecipazione a Barcellona”, ha dichiarato Graziella Romito, Direttrice Generale della Pesca marittima e dell’Acquacoltura del MASAF. “Il successo ottenuto qui testimonia la fiducia dei mercati internazionali verso il nostro modello di pesca e acquacoltura, sempre più orientato alla tracciabilità e alla qualità certificata. Il Ministero sta lavorando intensamente per superare l’attuale fase di crisi e per rafforzare il settore attraverso la cooperazione e il dialogo tra le istituzioni e le imprese.” <br />
&#8212;lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<title>Al Salone del mobile risultati e prospettive per un Appennino centrale più sicuro e sostenibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 13:40:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; “Il legno per una Italia più sostenibile e più sicura. L’esperienza dell’Appennino centrale per incentivare l’utilizzo del legno nella ricostruzione e favorire la gestione di un territorio in abbandono”. E&#039; il tema al centro dell’incontro promosso dalla Struttura Commissariale Sisma 2016 e da FederlegnoArredo con Assolegno, ospitato al Salone del Mobile di Milano, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; “Il legno per una Italia più sostenibile e più sicura. L’esperienza dell’Appennino centrale per incentivare l’utilizzo del legno nella ricostruzione e favorire la gestione di un territorio in abbandono”. E&#039; il tema al centro dell’incontro promosso dalla Struttura Commissariale Sisma 2016 e da FederlegnoArredo con Assolegno, ospitato al Salone del Mobile di Milano, vetrina internazionale dell’eccellenza del design. Un’occasione per fare il punto sui risultati delle iniziative avviate per la ricostruzione post-sisma e sulle prospettive di sviluppo della filiera del legno-arredo nell’Appennino centrale, con particolare riferimento all’utilizzo del legno nelle strutture portanti degli edifici. All’appuntamento hanno partecipato il Commissario straordinario per il sisma 2016, Guido Castelli; il senatore e consigliere del Masaf, Giorgio Salvitti; il presidente di Assolegno di FederlegnoArredo, Claudio Giust; il presidente FederlegnoArredo, Claudio Feltrin; il segretario generale Fondazione Symbola, Fabio Renzi; il presidente Cluster Italia foresta legno, Alessandra Stefani, il presidente del Bim Tronto, Luigi Contisciani e l’imprenditore del legno Stefano Panichi. La partecipazione al Salone del Mobile è stata l’occasione per evidenziare l’impatto delle misure adottate dalla Struttura Commissariale, a partire dall’Ordinanza che prevede una maggiorazione del 10% del contributo per la realizzazione di strutture portanti in legno nei casi di demolizione e ricostruzione di edifici privati con danni gravi (L4). Una misura che ha prodotto risultati significativi: in pochi mesi, infatti, la quota di progetti con strutture portanti in legno è passata da una media dell’8% nella fase pre-ordinanza a oltre il 25%. Un dato particolarmente rilevante in un’area tradizionalmente poco orientata all’uso del legno in edilizia, ma che evidenzia al contempo le grandi potenzialità del settore, anche alla luce della dimensione del processo di ricostruzione in corso nel cratere del sisma 2016, oggi il più grande cantiere edile d’Europa. L’iniziativa punta a valorizzare un materiale sostenibile e antisismico come il legno, che nell’area del cratere – oltre 8.000 chilometri quadrati – rappresenta la risorsa locale prevalente (oltre il 70% della superficie), oggi in gran parte inutilizzata. Una condizione che, anche a causa degli eventi climatici estremi, contribuisce ad aumentare la fragilità del territorio e i rischi idrogeologici.  La crescita della domanda di legno da opera per la ricostruzione sta inoltre favorendo l’avvio di filiere locali, con il coinvolgimento di imprese impegnate nella produzione di materiali per l’edilizia e l’arredo a partire da legno del territorio. Una dinamica sostenuta dalla Struttura Commissariale, con l’obiettivo di contrastare l’abbandono dei boschi e rafforzare il presidio ambientale e la sicurezza del territorio. In questo contesto si inserisce anche l’esperienza imprenditoriale di Stefano Panichi (Laga Legno), che ha annunciato l’inaugurazione ad Ascoli Piceno di un nuovo impianto con una capacità di 15.000 tonnellate l’anno, a testimonianza delle opportunità di sviluppo economico legate alla filiera del legno. Nel corso dei lavori sono stati illustrati i risultati raggiunti e le prospettive future legate alla gestione del patrimonio forestale, una delle principali sfide non solo per il cratere del sisma 2016 ma per l’intero Paese, dove il livello di utilizzo dell’incremento annuo delle foreste si attesta a poco più del 20%, circa un terzo della media europea. Un dato che evidenzia il potenziale inespresso della filiera, strategica sia per l’industria dell’arredo e delle costruzioni sia per la tutela del paesaggio e la sicurezza del territorio. “Con 28 miliardi di investimenti il cratere sisma 2016 è oggi il più grande cantiere edile d’Europa. Aver previsto una maggiorazione per chi sceglierà di ricostruire con strutture in legno è un segnale importante per il settore che sta dando risultati straordinari che ci incoraggiano a continuare questa sfida dove il legno rappresenta un asset strategico del territorio&quot; commenta Guido Castelli, Commissario Straordinario al sisma 2016. “L’obiettivo è dare seguito e consolidare questa dinamica virtuosa che attraverso lo sviluppo di una filiera legno 100% italiana, oltre ad assicurare una maggiore stabilità del settore, valorizza al meglio questa preziosa risorsa per la creazione di nuova occupazione, uno sviluppo sostenibile e, al contempo, migliorare il controllo del territorio, rendendolo così meno fragile. Crescita e lavoro, inoltre, sono quelle precondizioni essenziali per incentivare le persone a restare nella loro terra. Si tratta di una strategia complessa e articolata, che stiamo adottando grazie al costante sostegno del Ministro Lollobrigida e alla fattiva collaborazione di tutti gli attori intervenuti oggi, valorizzando l’enorme patrimonio forestale dell’Italia centrale attualmente in stato di abbandono. Il bonus legno sisma è un incentivo che partendo da una necessità emergenziale come il sisma sta mettendo le basi per un’economia stabile e duratura dell’Appennino centrale con la nascita di nuove filiere”.  Il senatore Giorgio Salvitti, consigliere politico del ministro Lollobrigida spiega: “Questo progetto nasce dalla visione del Commissario Castelli, con l’obiettivo di salvaguardare le aree interne e contrastare lo spopolamento. Fondamentale sostenere quelle filiere, come quella del legno, che puntano a creare un sistema di crescita e sviluppo. Curare i boschi, infatti, significa prendersi cura dell’ambiente. Un intervento che si sposa con l’azione del Governo Meloni di tutela e valorizzazione delle aree interne, sulle quali abbiamo stanziato 1,3 miliardi di euro. Lo abbiamo fatto estendendo la Zes in alcune zone di Umbria e Marche; puntando su Generazione terra di Ismea, per mutui al 100% garantiti ai giovani agricoltori, e con la legge sulla montagna che prevede un credito d’imposta del 10%, destinato agli imprenditori agricoli, per investimenti a difesa dell’ambiente. Lo facciamo perché siamo convinti che dove c’è economia i territori vivono”. “I risultati presentati oggi confermano come il legno possa avere un ruolo centrale nella ricostruzione post-sisma, non solo in chiave di sostenibilità ma anche di sicurezza e qualità del costruito. Promuovere l’utilizzo del legno nella ricostruzione significa accelerare la transizione verso un’edilizia più resiliente” sottolinea Claudio Giust, presidente di Assolegno di FederlegnoArredo. “Il legno è un materiale chiave per la decarbonizzazione, ma anche un motore di sviluppo economico e sociale. Il nostro auspicio è che si riesca finalmente a cambiare direzione per il nostro Paese che continua a importare legname dall’estero, pur disponendo di una vera ricchezza naturale rappresentata dalle foreste che coprono il 40% del territorio nazionale. L’esperienza dell’Appennino Centrale dimostra che se si lavora in sinergia e vengono attivate politiche efficaci è possibile attivare filiere locali, contrastare l’abbandono del territorio e creare nuove opportunità per le imprese&quot;. &quot;Come Assolegno &#8211; sottolinea &#8211; stiamo varando una serie di iniziative volte a promuovere la filiera corta, ridurre la dipendenza dai mercati esteri e valorizzare le risorse italiane, operando nell&#039;ambito della Strategia Forestale Nazionale in sinergia con il Masaf, al quale va il nostro ringraziamento per la costituzione del recente gruppo di lavoro per la “valorizzazione dei prodotti legnosi nazionali e per lo sviluppo del sistema foresta–legno–edilizia”, di prossima convocazione, che come FederlegnoArredo siamo chiamati a coordinare”. “L’imminente apertura di una nuova segheria ad Ascoli Piceno con una potenzialità di lavorazione di 15.000 t./anno di legno &#8211; afferma Fabio Renzi, Segretario generale Fondazione Symbola &#8211; è un passo fondamentale nella realizzazione e nello sviluppo di uno dei progetti strategici più importanti e lungimiranti del programma NextAppennino: quello relativo alla gestione forestale sostenibile nell’area del cratere sisma 2016 che è interessata dal 70% dal bosco. Un progetto fortemente voluto da Symbola che ha svolto un ruolo anticipatorio e determinante anche nel promuovere la valorizzazione del patrimonio forestale dei comuni e l’associazionismo fondiario tra residenti e proprietari”. <br />
&#8212;lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<title>Boom costi e stretta creditizia: l&#8217;allarme di Assoconfidi per le Mpmi taliane</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 10:29:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Con il contesto geopolitico attuale, tra guerre e boom dei costi, le mPmi italiane sono sempre più a rischio, anche per la crescente difficoltà nell&#039;accesso al credito. E&#039; lo scenario che &#039;disegna&#039; in un&#039;intervista ad Adnkronos/Labitalia, Paolo Ferrè, presidente di Assoconfidi, che rappresenta 67 Confidi (dei quali 19 sono &#039;Confidi maggiori&#039; o &#039;vigilati&#039;). &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Con il contesto geopolitico attuale, tra guerre e boom dei costi, le mPmi italiane sono sempre più a rischio, anche per la crescente difficoltà nell&#039;accesso al credito. E&#039; lo scenario che &#039;disegna&#039; in un&#039;intervista ad Adnkronos/Labitalia, Paolo Ferrè, presidente di Assoconfidi, che rappresenta 67 Confidi (dei quali 19 sono &#039;Confidi maggiori&#039; o &#039;vigilati&#039;). I Confidi rappresentati detengono, complessivamente, circa 3,4 miliardi di euro di garanzie in essere rilasciate a favore di circa 380mila micro, piccole e medie imprese. Le garanzie rilasciate dai soli &#039;Confidi Maggiori&#039; rappresentati ammontano a 2,6 miliardi di euro a favore di circa 270mila micro, piccole e medie imprese.  <br />
Presidente Ferrè, che ruolo stanno svolgendo i Confidi oggi a supporto del sistema economico del Paese?<br />
 Il sistema dei Confidi rappresenta un’infrastruttura essenziale e un pilastro insostituibile a supporto delle micro, piccole e medie imprese e dei professionisti. I Confidi sono stati e sono ancora oggi attori che agiscono secondo logiche di mutualità e prossimità, fungendo da ponte tra il sistema finanziario e il tessuto produttivo locale. Questa vicinanza ci permette di conoscere le imprese, comprenderne i bisogni reali e accompagnarle in modo efficace nel percorso di accesso al credito. Il ruolo della garanzia privata è però evoluto: i Confidi non sono più solo facilitatori per le micro, piccole e medie imprese dell’accesso al credito, ma anche fornitori di servizi ed erogatori diretti di credito secondo quanto previsto dalle norme introdotte negli ultimi anni. Ma i Confidi, nel corso degli ultimi anni, hanno affrontato importanti trasformazioni collegate proprio all’evoluzione della normativa, e anche del contesto del mercato di riferimento e dei modelli organizzativi ed operativi, che hanno richiesto ingenti investimenti, generando necessarie riflessioni sulla sostenibilità del modello. Per questo riteniamo necessario ampliarne il perimetro operativo, così da renderli ancora più efficaci nel supporto alle imprese. <br />
Dal vostro osservatorio, quali sono le criticità che le mPMI italiane sono costrette ad affrontare, anche in materia di accesso al credito, a causa delle turbolenze geopolitiche in atto?<br />
 Le micro e piccole imprese stanno affrontando una crescente difficoltà nell&#039;accesso al credito in un contesto di mercato complesso. A livello nazionale, assistiamo a una profonda trasformazione del sistema bancario, sempre meno presente sui territori e sempre più orientato a relazioni da remoto. Questo rende meno conveniente per le banche gestire operazioni di piccolo importo. A livello mondiale, le turbolenze geopolitiche stanno incidendo in modo significativo su più livelli. Le imprese si confrontano con l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, con tensioni nelle catene di approvvigionamento e con una domanda più incerta. Dal punto di vista finanziario, ciò si traduce in una maggiore volatilità dei flussi di cassa e in un peggioramento degli indicatori economico-finanziari, che inevitabilmente influisce sul merito creditizio. A questo si aggiunge un contesto di tassi di interesse più elevati rispetto al recente passato, che rende il credito più oneroso. Le imprese, già strutturalmente più fragili, rischiano quindi di trovarsi in una &#039;stretta creditizia&#039; proprio nel momento in cui avrebbero maggiore necessità di liquidità e investimenti. In questo contesto il ruolo dei Confidi non è accessorio: è strutturale e sprecare il patrimonio dei Confidi sarebbe un errore strategico. <br />
Nei giorni scorsi, Assoconfidi ha rinnovato l’appello per un intervento legislativo chiaro, sostenibile e proporzionato, che valorizzi il ruolo economico e sociale dei Confidi e superi vincoli ormai anacronistici. Quali sono i punti cardine su cui poggia la vostra posizione?<br />
 &quot;La legge quadro di riferimento non riflette più la realtà operativa dei Confidi, creando difficoltà crescenti in termini di redditività e sostenibilità per gli operatori. Il quadro normativo dovrebbe dunque essere proporzionato alla natura e alla dimensione dei Confidi per ampliarne l’operatività al fine di apportare reali benefici in termini di stabilità del sistema. Al contempo, è necessario rafforzare le sinergie con il sistema pubblico di garanzia, così da ampliare la capacità di intervento a favore delle imprese. Importanti modifiche sono state apportate in questo senso ai due principali strumenti pubblici di garanzia. Mi riferisco al Fondo di garanzia e al Fondo di prevenzione del fenomeno dell’usura. Si tratta di novità che, attraverso la complementarietà della garanzia privata dei Confidi, porteranno benefici effettivi alle micro, piccole e medie imprese, anche quelle più vulnerabili. Un passaggio importante in questa direzione è avvenuto il 21 ottobre scorso, quando in Nona Commissione del Senato è stato espresso parere favorevole a un ordine del giorno che prevede — nelle more dell’attuazione della legge delega richiamata nel Ddl pmi e nella successiva legge annuale sulle pmi — l’istituzione di un tavolo tecnico di confronto tra Istituzioni e mondo Confidi. Occorre dare concreta attuazione a quel tavolo senza indugi. Da parte nostra, noi non vogliamo presentarci con un elenco chiuso di proposte da imporre al tavolo di lavoro. Vogliamo invece costruire insieme soluzioni condivise, pragmatiche, tecnicamente sostenibili. Per questa ragione, garantiamo sin d’ora piena disponibilità e collaborazione operativa per avviare immediatamente questo percorso. <br />
Un appello che giunge in un momento di fondamentale importanza istituzionale: infatti, il disegno di Legge sulle mPMI prevede una delega al Governo per il riordino organico della disciplina del settore delle garanzie, ferma dal 2003. Quali sarebbero i principali benefici per le imprese italiane derivanti da un&#039;auspicata riforma del sistema dei Confidi?<br />
 Una riforma organica del sistema dei Confidi potrebbe generare benefici rilevanti e concreti per le imprese. In primo luogo, un miglior accesso al credito, grazie a strumenti di garanzia più efficaci e meglio integrati con il sistema bancario e con i Fondi pubblici che prima ricordavo. In secondo luogo, una maggiore rapidità e flessibilità nelle risposte alle esigenze finanziarie delle imprese, anche attraverso la possibilità di ampliare la concessione di credito diretto. Terzo aspetto, non meno importante, riguarda la possibilità di ampliare i servizi offerti, includendo supporto consulenziale e strumenti innovativi per la gestione finanziaria. Nel complesso, una riforma ben calibrata rafforzerebbe la resilienza delle micro, piccole e medie imprese e la loro capacità di investire, innovare e competere, contribuendo in modo significativo alla crescita economica del Paese. (di Fabio Paluccio) <br />
&#8212;lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<title>Macfrut, si consolida la leadership internazionale nel segno della filiera integrale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 09:13:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[adnkronos]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Macfrut chiude la 43esima edizione confermandosi sempre più come evento di riferimento della filiera globale dell’ortofrutta. Il bilancio della tre giorni al Rimini Expo Centre delinea un quadro di estrema solidità: la manifestazione ha registrato un aumento dei visitatori con una decisa accelerazione sul fronte internazionale, per un incremento superiore al 12% di &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Macfrut chiude la 43esima edizione confermandosi sempre più come evento di riferimento della filiera globale dell’ortofrutta. Il bilancio della tre giorni al Rimini Expo Centre delinea un quadro di estrema solidità: la manifestazione ha registrato un aumento dei visitatori con una decisa accelerazione sul fronte internazionale, per un incremento superiore al 12% di buyer (da oltre 80 Paesi) e visitatori esteri. Un successo frutto di un format unico che aggrega 1400 espositori e una rete capillare di saloni tematici e aree dinamiche. Questo risultato è stato reso possibile anche grazie alla sinergia con i partner istituzionali: un ringraziamento particolare va ad Agenzia ICE per la collaborazione straordinaria, che ha permesso di sviluppare in maniera così efficace la presenza dei mercati esteri, portando a Rimini delegazioni da ogni continente, così come un ringraziamento va ad Aics (Agenzia Italiana per la cooperazione allo sviluppo) per l’impegno della cooperazione italiana per una agricoltura sostenibile. Tra le numerose iniziative durante la Fiera i convegni di alto profilo scientifico sull’intera filiera con i massimi esperti mondiali, mentre nel corso dell’inaugurazione è stato annunciato un Osservatorio Ortofrutticolo Macfrut–Nomisma. Di rilievo la presenza della gdo Italiana che il prossimo anno vedrà una rinnovata partecipazione.   L’edizione 2026 proietta l’evento verso nuove frontiere globali. &quot;Per l’anno prossimo &#8211; dichiara Patrizio Neri, presidente di Cesena Fiera organizzatrice di Macfrut &#8211; abbiamo già presentato molte novità a partire da un nuovo layout della manifestazione che la renderà più fruibile per visitatori e buyers, e sarà più efficace per gli espositori stessi . Siamo inoltre entusiasti della risposta dell’affluenza dei visitatori e della crescente vocazione internazionale della fiera.  Posso annunciare che siamo ormai alle battute finali per la sigla di un accordo strategico per la valorizzazione del settore pre-Harvest con l’organizzatore fieristico Informa e la sua manifestazione Growtech, leader mondiale nel settore del pre-raccolta”. L’appuntamento per la 44esima edizione di Macfrut è già fissato per il prossimo anno: la fiera si terrà dal 20 al 22 aprile 2027. <br />
&#8212;lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<title>Safety Expo 2026-sicurezza sul lavoro, benessere psicosociale in primo piano</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 20:09:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; In occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro del 28 aprile, l’attenzione internazionale si concentra quest’anno su un tema sempre più centrale: il benessere psicosociale nei luoghi di lavoro. Promossa dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, l’edizione 2026 richiama l’importanza di ambienti lavorativi non solo sicuri dal punto di vista &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; In occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro del 28 aprile, l’attenzione internazionale si concentra quest’anno su un tema sempre più centrale: il benessere psicosociale nei luoghi di lavoro. Promossa dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, l’edizione 2026 richiama l’importanza di ambienti lavorativi non solo sicuri dal punto di vista fisico, ma anche sostenibili sotto il profilo organizzativo, relazionale e mentale. Il modo in cui il lavoro è organizzato – carichi, ritmi, relazioni, pressioni – incide infatti in modo determinante sulla salute e sulla sicurezza. Quando questi fattori diventano critici, si trasformano in veri e propri rischi che richiedono strategie di prevenzione sempre più integrate.  In questo contesto si inserisce Safety Expo 2026-sicurezza sul lavoro, in programma il 16 e 17 settembre alla Fiera di Bergamo. L’evento, organizzato dall’Istituto Informa con Epc editore e numerosi partner istituzionali, rappresenta il principale appuntamento nazionale per imprese, professionisti e decisori pubblici. Il programma prevede convegni, seminari, tavole rotonde, corsi di formazione e momenti di addestramento pratico, con rilascio di crediti formativi. Safety Expo 2026 ospiterà un’area espositiva con circa 300 aziende, tra i principali player del mercato della sicurezza sul lavoro. Un ecosistema completo in cui sarà possibile conoscere da vicino prodotti e soluzioni innovative: dai dispositivi di protezione individuale all’abbigliamento tecnico, dai sistemi anticaduta alle tecnologie per il monitoraggio e il controllo, fino alle soluzioni per la qualità dell’aria e la sicurezza degli ambienti di lavoro. La presenza dei leader del settore renderà l’evento una vetrina privilegiata per l’innovazione, ma anche un’occasione concreta per le imprese di individuare strumenti e partner strategici per migliorare i propri standard di sicurezza.  Ampio spazio sarà dedicato all’aggiornamento normativo, con una tavola rotonda che riunirà istituzioni, organi di vigilanza e parti sociali. Il confronto si concentrerà sulle principali novità introdotte dal Decreto-Legge 159/2025 (convertito con L. n.198/2025), con l’obiettivo di offrire interpretazioni autorevoli e indicazioni operative sulle più recenti evoluzioni normative. Si affronteranno le trasformazioni introdotte nella disciplina degli appalti e subappalti, con particolare attenzione alla patente a crediti e al potenziamento delle attività di vigilanza e controllo.  Il programma di convegni, seminari e corsi approfondirà i principali ambiti della prevenzione integrata, ponendo al centro la persona e la qualità dell’ambiente lavorativo. Tra i temi trattati: la gestione dei near miss, la prevenzione di violenze e molestie nei luoghi di lavoro, e la promozione di ambienti sicuri e inclusivi, anche attraverso l’applicazione della Uni ISO 45001 e della Uni/PdR 125:2022. Ampio spazio sarà dedicato al nuovo Accordo Unico sulla Formazione e al ruolo sempre più strategico del professionista HSE. Accanto a questo, Safety Expo conferma l’attenzione ai linguaggi culturali e formativi innovativi. Nell’ambito della sessione &#039;Sicurezza in scena&#039; sarà presentato lo spettacolo teatrale &#039;Ricordati di vivere-l’ultima udienza&#039;, che coinvolge il pubblico in una riflessione diretta su responsabilità e comportamenti. Un approccio che dimostra come la sicurezza non sia solo tecnica e normativa, ma anche cultura, consapevolezza ed emozione. Tra i momenti più significativi, lo speech “Arbitrare la sicurezza: decisioni che fanno la differenza” di Manuela Nicolosi offrirà uno spunto originale sul ruolo della leadership nei contesti ad alta responsabilità. Safety Expo 2026 si conferma così non solo come vetrina di soluzioni tecniche e normative, ma come luogo di confronto e costruzione di una cultura della prevenzione condivisa. Un percorso che parte già dalla Giornata mondiale del 28 aprile e coinvolge istituzioni, imprese e lavoratori in un obiettivo comune: rendere ogni ambiente di lavoro più sicuro, sano e consapevole. <br />
&#8212;lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<title>Pnrr, Cni: un presidio tecnico per gestire la digitalizzazione della Pa</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 15:14:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; La Missione 1 Componente 1 del Pnrr, dedicata alla digitalizzazione, all’innovazione e alla sicurezza nella Pubblica Amministrazione, ha mobilitato risorse per circa 6,14 miliardi di euro, a cui si aggiungono ulteriori 600 milioni di euro del Fondo Complementare al Pnrr. Lo scorso 31 marzo è scaduto il termine per il completamento dei progetti. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; La Missione 1 Componente 1 del Pnrr, dedicata alla digitalizzazione, all’innovazione e alla sicurezza nella Pubblica Amministrazione, ha mobilitato risorse per circa 6,14 miliardi di euro, a cui si aggiungono ulteriori 600 milioni di euro del Fondo Complementare al Pnrr. Lo scorso 31 marzo è scaduto il termine per il completamento dei progetti. Ultimato questo enorme lavoro, ora è necessario gestire quanto è stato realizzato, facendo in modo che l’investimento risulti alla fine produttivo. E’ stato questo il tema al centro del convegno &#039;La digitalizzazione della Pa dopo il Pnrr&#039; organizzato dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri, tenutosi ieri pomeriggio a Roma. Nel corso dell’intervento che ha dato il via ai lavori, Carla Cappiello, vicepresidente vicario del Cni e promotrice dell’iniziativa, ha citato alcuni dati significativi. Per quanto riguarda infrastrutture e sicurezza, il 90% dei Comuni ha aderito agli avvisi Pnrr per la migrazione al cloud; il 70% ha avviato la dismissione dei server fisici, ma solo il 23% l’ha completata; il 68% ha completato la migrazione al cloud; il 50% dispone di un sistema di disaster recovery e un ulteriore 18% lo sta sviluppando; l’82% effettua backup in cloud o in modalità mista; l’80% dichiara di non aver subito attacchi informatici dal 2023. Sul fronte della digitalizzazione amministrativa, il 75% dei Comuni ha informatizzato delibere e determinazioni; il 91% scambia documenti tramite Pec o protocollo informatico, ma solo il 29% ha abbandonato completamente il cartaceo; la consultazione condivisa del fascicolo digitale riguarda appena il 9,9% degli enti.  Sul fronte dei servizi al cittadino, il 70% dei Comuni eroga in modalità digitale i servizi demografici, edilizi, scolastici e tributari; il 90% ha aderito alla Piattaforma Digitale Nazionale Dati, ma il suo potenziale è ancora largamente inespresso sul lato della fruizione; il 67% ha attivato la riconciliazione automatica dei pagamenti pagoPA per i tributi, ma solo il 28% per i servizi sociali. Infine, per quanto riguarda la governance, il dato più significativo è che il 75% dei Comuni affida la gestione Ict a fornitori esterni; nei piccoli enti, la figura del Responsabile della Transizione Digitale ha un profilo amministrativo nel 66% dei casi.  “La digitalizzazione è stata una grande impresa &#8211; ha affermato Cappiello &#8211; ma ora va gestita la fase successiva. I dati indicano che esiste una distanza tra chi è partito e chi è arrivato: molti sono partiti, non tutti sono arrivati. Ma anche per chi è arrivato il traguardo non è la fine della corsa: è la linea di partenza della fase più impegnativa, quella della gestione, della manutenzione e dell’evoluzione nel tempo di quanto è stato realizzato. Passato il Pnrr, dunque, il lavoro continua ed è necessario un presidio tecnico. Molti comuni, ad esempio, affidano i servizi Ict a fornitori esterni. Una scelta legittima, senza dimenticare però il tema della qualità della fornitura la cui valutazione dipende dalle reali competenze presenti all’interno della PA, sia essa in capo a un dipendente o a un ingegnere libero professionista. In questo senso, gli ingegneri si propongono come veri e propri alleati della Pubblica Amministrazione, per far sì che l’intero processo si concluda con un successo”. Nell’ambito dei saluti istituzionali è intervenuto Angelo Domenico Perrini, presidente del Cni, che si è espresso così: “I numeri relativi alla digitalizzazione raccontano di una stagione straordinaria &#8211; ha detto &#8211; ma ora arriva il lavoro vero: la gestione nel tempo delle opere realizzate. Ricordiamo che i fondi del Pnrr utilizzati sono un debito che andrà restituito, il che ci obbliga a far sì che l’investimento risulti produttivo”. Nel suo messaggio di saluto Gaetano Manfredi (presidente Anci) ha detto: “Il Pnrr è stata un’opportunità eccezionale e i comuni hanno operato affinché gli obiettivi fossero raggiunti. Un comune più digitale è un comune più accessibile e capace di erogare servizi efficienti”.  Gennaro Annunziata (coordinatore del Comitato C3I del Cni) ha tracciato la rotta della fase che si apre ora: “Dobbiamo raccontare cosa è stato fatto ma soprattutto capire come affrontare questa nuova sfida. A mio avviso, tre sono le parole chiave. Sostenibilità di quanto è stato realizzato. Competenza per conservare tutto quanto è stato costruito: mi riferisco soprattutto al ruolo del Responsabile per la Transizione Digitale, nell’ambito del quale occorre valorizzare l’ingegnere dell’informazione. Infine, c’è la governance. Servono criteri di progettazione delle infrastrutture digitali proprie delle opere complesse. La progettazione deve essere fatta da ingegneri dell’informazione competenti e iscritti all’Albo”.  I lavori, coordinati da Salvatore Pompa, si sono sviluppati attraverso una serie di relazioni e interventi. Massimo Staniscia (componente del Comitato C3I del Cni) ha illustrato i dettagli dello stato di attuazione della digitalizzazione della Pa in un’ottica di sostenibilità futura. Mario Nobile (direttore dell’Agenzia per l’Italia Digitale) ha sottolineato, tra le altre cose, la necessità di colmare il gap di competenze attraverso il meccanismo dell’aggregazione. Paolo Vicchiarello (capo Dipartimento della Funzione Pubblica) ha affermato che il Pnrr ha consentito lo sviluppo delle competenze digitali all’interno della Pa. “Serve una politica di sviluppo progressivo delle competenze &#8211; ha detto &#8211; per cercare di stare al passo. Si stanno studiando percorsi all’interno della PA per far sì che risulti più attrattiva nei confronti dei tecnici e degli ingegneri”.  Antonella Galdi (Area Innovazione e Transizione Digitale Anci) ha proposto una fotografia dello stato della digitalizzazione dei comuni italiani, confermando che il tema è come conservare quanto realizzato, sia in termini economici che di competenze. Armando Goglia (amministratore delegato Advanced Systems) ha offerto il punto di vista dei fornitori esterni, sottolineando che la digitalizzazione migliora il rapporto e la sinergia con la Pa. Cinzia Gatto (responsabile S.O. BIM Life Cycle Process FSEngineering), infine, ha fatto notare come il processo in atto sia una grande occasione di confronto tra Pa e i professionisti del settore e che l’ingegneria è portatrice di un grande valore aggiunto. Le conclusioni della giornata sono state affidate al Vicepresidente del Cni, Elio Masciovecchio, che si è espresso così: “Tutti gli interventi di oggi hanno un elemento comune: il ruolo e la presenza degli ingegneri che sono al centro di questi processi, sono il primo fattore che porta all’innovazione. Ma dobbiamo fare un passo in avanti: l’innovazione deve essere anche etica. Qui interviene il ruolo degli Ordini. Tutti i processi descritti devono avvenire all’interno dell’alveo istituzionale degli Ordini, che garantiscono competenze, etica e deontologia. E’ tempo di allargare le competenze del terzo settore e portarle all’interno del nostro Albo professionale”. <br />
&#8212;lavoro/professionistiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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