L’accessibilità degli spettacoli dal vivo è pronta a fare un grande passo in avanti grazie all’introduzione di tecnologie come gli smart glasses e la sintesi vocale. Tuttavia, a livello normativo, il traguardo è ancora molto lontano. È, in sintesi, quanto emerso nel corso del convegno “Accessibilità audiovisiva agli spettacoli dal vivo”, che si è svolto lo scorso 10 dicembre (in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti Umani) nell’Aula Magna dell’Università degli Studi Internazionali (UNINT) di Roma.
L’evento, organizzato da Puntosrt e dalla stessa Università con il patrocinio di ENS e UICI, ha posto l’attenzione sull’accesso alla cultura, un diritto inalienabile dell’uomo e che come tale va garantito. Durante l’evento, gli interventi che si sono alternati hanno portato ognuno un pezzo di questa importante corsa al riconoscimento e all’inclusione.
Nel corso del suo intervento, l’organizzatore Stefano Raimondi ha sottolineato come, a oggi, non esistono linee guida ufficiali per la gestione degli strumenti di accessibilità per gli spettacoli dal vivo. Il risultato è un’offerta di accessibilità “altalenante” e poco continuativa lungo tutta la Penisola. “È come per le rampe al supermercato – ha spiegato Raimondi – la loro presenza non cambia in base al numero dei disabili che le utilizzano. Stessa cosa dovrebbe accadere al cinema e al teatro”. Anche perché gli strumenti esistono: gli smart glasses permettono di leggere il sottotitolo senza spostarsi o guardare altri device, gli strumenti di sintesi vocale di abbattere i costi per la gestione delle audiodescrizioni.
Significativa l’esperienza portata da Maria Chiara Andriello, responsabile dell’Accessibilità Rai: l’azienda televisiva concessionaria del Servizio Pubblico ha infatti raggiunto una expertise di alto livello nell’ambito dell’accessibilità dei prodotti culturali e Andriello ha sottolineato come questo dipenda dall’apporto di professionalità esperte, dall’utilizzo consapevole delle ultime tecnologie e dal coinvolgimento dell’utente finale, con le sue esigenze e i suoi bisogni. Gli esempi dell’audiodescrizione della Prima alla Scala e del Festival di Sanremo, di cui sono state proiettati alcuni momenti, hanno ben sintetizzato la difficoltà tecnica e l’ottimo livello raggiunto, che rende un servizio non solo a chi ha un deficit sensoriale, ma a tutti gli spettatori.
Stefania Laura, coordinatrice accessibilità Teatro La Scala, ha portato nei lavori del convegno il grande lavoro realizzato dal Teatro, ricordando come tutto questo sia avvenuto in pochi anni e come sia stato determinante studiare l’approccio all’accessibilità negli altri teatri del mondo.
Tanto c’è già, molto c’è ancora da fare: il Ministero della Cultura, come evidenziato dal Direttore Generale dello Spettacolo Antonio Parente, ha già inserito nello schema di decreto legislativo in fase di predisposizione l’accessibilità anche come elemento da considerare ai fini dell’accesso ai contributi statali a valere sul Fondo Spettacolo, mentre per il 2027 è previsto, in caso di approvazione del nuovo Codice dello Spettacolo, tra gli altri, un fondo da 25 milioni di euro dedicato all’adeguamento, alla ristrutturazione delle sale, anche ai fini del superamento delle barriere all’interno dei luoghi dello spettacolo.
I lavori del convegno sono poi continuati con i due workshop dedicati all’accessibilità teatrale: “Audiodescrizione a Teatro”, a cura di Stefania Laura e “Sottotitoli a Teatro”, a cura di Stefano Raimondi. Durante questi due momenti pratici ci si è confrontati con l’oggettiva difficoltà di “rendere” in forma scritta quanto accade in tempo reale di fronte allo spettatore, per far sì che l’esperienza non venga semplificata ma amplificata. Esperienze che hanno evidenziato come sia necessaria una formazione puntuale sul tema per tutti gli operatori.
