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Alternanza scuola-lavoro: destino segnato. Si va verso la soppressione

La vicenda che ha visto protagonista il ragazzo di diciotto anni, morire inspiegabilmente in un’azienda metalmeccanica di Udine a gennaio, a distanza di un mese porta ancora con sé brutti strascichi. Non c’è qualcosa da motivare o giustificare, perché perdere la vita in questo modo a quest’età, non si tollera.

È un dolore atroce per la famiglia, per i genitori in particolare. È un dolore che colpisce chiunque abbia un cuore e sa cosa provano chi conosceva il ragazzo, un dramma che non si cancellerà: né oggi e né mai. Un fatto di cronaca che ci lega alla questione che tiene banco da quando è accaduto e soprattutto in questi giorni.

Infatti, i ragazzi sono scesi in strada per protestare contro l’alternanza scuola-lavoro, in virtù di quanto è capitato al povero Lorenzo, il diciottenne morto a Udine. Come si suol dire, è stata la scintilla che ha fatto traboccare il vaso. Una disgrazia che ci lascia esterrefatti e perplessi, per l’anomalia e per la conseguente tristezza.

L’idea nata tempo or è, allettava le parti implicate in questo progetto: scuola (intesa come docenti e dirigenti) e azienda. Chi sono sempre stati scettici e riluttanti ad assorbire un progetto simile, sono stati proprio gli studenti. Non sempre propendevano ad accettare con entusiasmo l’alternanza scuola-lavoro.

Dopo questa storia, la bocciano ormai a priori. Al punto da organizzare un corteo in strada, con tanto di striscioni a manifestare il loro dissenso contro l’alternanza scuola-lavoro, seccando i protagonisti principali: gli studenti medesimi. Si accoda al loro dissenso e dunque al loro parere, anche l’attuale ministro dell’istruzione.

Il ministro dell’istruzione – Bianchi – ha sottolineato che il progetto (promosso anche dal MIUR) doveva essere diverso da come invece si è tramutato. Chi frequentava il terzo, il quarto e il quinto anno di liceo o di un istituto tecnico/professionale, aderiva a uno stage.

Lo stage consisteva di partecipare a contatto stretto col lavoro presso aziende o enti pubblici. Contestualmente i ragazzi che partecipavano al tirocinio studiavano, per stabilizzare la loro istruzione. In sostanza lo stage era di seicento ore: quattrocento per gli studenti in istituti tecnici/professionali e duecento per i liceali.

In teoria tutto ponderato bene, erano stati reclutati molteplici ragazzi – più quanto ci si aspettava in principio – ma il caso di Lorenzo Parelli ha distrutto tutto. L’alternanza scuola-lavoro ha davvero le ore contate, anche lo stesso ministro Bianchi ne è consapevole, rassegnato ad accettare l’inevitabile epilogo.

Alfonso Infantino

Un'eredità che vale una vita
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