
Fino al 24 marzo 2024 al Palazzo Esposizioni di Roma sarà possibile visitare la suggestiva mostra “MACCHINE DEL TEMPO”, ideata e realizzata dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), l’ente di ricerca pubblico italiano che si occupa dello studio dell’Universo, dei fenomeni cosmici che lo caratterizzano e della tecnologia necessaria per la realizzazione delle osservazioni, punto di partenza dell’astronomia e della cosmologia. Si tratta di una mostra di carattere divulgativo, indirizzata ad un pubblico di tutte le età e competenze, in cui scienza e cultura si affiancano a reminiscenze del glorioso passato pop degli anni ’80.

Accanto alle spettacolari immagini di stelle, galassie, supernove, nebulose e buchi neri troviamo infatti una sala dove sono esposti un flipper ed alcuni video-giochi degli anni Ottanta, perfettamente funzionanti ed a disposizione del pubblico. Un percorso espositivo che si avvale di un linguaggio moderno e delle tecnologie più avanzate, ossia di strumenti multi-mediali, come le immagini in 3D ed i visori di realtà virtuale, in grado di guidare il visitatore in una esperienza “immersiva” in cui scienza e gioco si fondono.
Tutto parte da Galileo Galilei, a cui è dedicata la prima sala della mostra. Galilei, fondatore del metodo scientifico o sperimentale, fu il primo a potenziare ed introdurre il cannocchiale nell’osservazione del cielo, cosa che gli permise non solo di vedere meglio quello che già si vedeva ad occhio nudo, ma soprattutto di guardare molto più lontano, e quindi ancora più indietro nel tempo.
Lo scienziato italiano nel 1609 fu il primo ad utilizzare la “macchina del tempo”. Cosa vuol dire esattamente? La luce che proviene dai corpi celesti, pur viaggiando ad un’alta velocità, impiega del tempo a raggiungere la nostra Terra. Pertanto, quando guardiamo ad esempio la Luna, la vediamo com’era un secondo fa, mentre il Sole lo vediamo com’era otto minuti fa; la stella più vicina la vediamo com’era quattro anni fa. Ecco perché quando guardiamo l’Universo guardiamo indietro nel tempo; vediamo nel passato e non nel presente.

Molti passi avanti sono stati fatti dall’epoca di Galileo, ma lo spirito che guida la ricerca scientifica è rimasto lo stesso: andare alla scoperta delle nostre origini cosmiche. E per farlo ci spingiamo sempre più lontano, costruendo macchine che ci portano indietro di miliardi di anni; le nostre “Macchine del tempo”.
Durante il periodo di svolgimento della mostra sono stati programmati, presso il Palazzo Esposizioni, una serie di incontri culturali di alto livello: conferenze dei maggiori esponenti della ricerca astrofisica e spaziale mondiale, dibattiti con intellettuali provenienti dal mondo umanistico e politici attivi nel campo della cultura. E ancora: aperitivi scientifici, spettacoli teatrali, comici e gare di Poetry Slam.
Un’offerta ampia e diversificata, in grado di soddisfare le esigenze di un vasto pubblico; appassionati di scienza, arte, cultura e tecnologia.
EXTREMELY LARGE TELESCOPE (ELT), la “macchina del tempo” più grande del mondo
Il 1° febbraio, presso la Sala Auditorium del Palazzo delle Esposizioni, pubblico e giornalisti hanno potuto incontrare Roberto Tamai, Program Manager alla “European Southern Observatory” (ESO) di “Extremely Large Telescope” (ELT). L’ing. Tamai è il responsabile del progetto di costruzione dell’ELT, il telescopio più grande del mondo nella banda ottica e infrarossa. I lavori sono iniziati nel 2014 a Cerro Armazones, nel deserto di Atacama, in Cile e si prevede verranno terminati nel 2028.

Il progetto dell’ELT coinvolge 16 paesi europei, tra cui anche l’Italia, il cui contributo è stato ed è enorme: scientifico (progettazione e macchine di alta tecnologia in campo ottico) e finanziario. Oggi il 100% del budget è stato approvato e non si prevedono scostamenti di spesa. La Cimolai Spa, specializzata nella progettazione, costruzione e posa in opera di strutture metalliche, é l’azienda italiana leader nella partecipazione economica al progetto.
L’ELT, con i suoi m. 39 di diametro, sarà il primo telescopio capace di analizzare la composizione dell’atmosfera di esopianeti. Questo vuol dire che ci aiuterà a capire se pianeti simili alla Terra possono avere condizioni di vita simili alla nostra. Forse riusciremo finalmente a dare una risposta al mistero che più affascina l’uomo: la ricerca di forme di vita extraterrestre!
La potenza di questo cannocchiale sarà tale da consentire di vedere anche le stelle che ci appaiono con una luce flebile, ossia molto più lontane di quelle visibili con i mezzi oggi disponibili; potremo così andare indietro nel tempo fino a circa 300 milioni di anni dopo il big bang. E, se pensiamo che la grande esplosione primordiale che diede origine all’Universo si verificò circa 13,7 miliardi di anni fa, possiamo farci un’idea delle potenzialità eccezionali di questo gioiello dell’ingegneria. Potremo cominciare a capire la formazione delle prime stelle, delle costellazioni, la materia oscura, la relatività dei buchi neri e molto altro. Si aprirà una nuova epoca nella ricerca astronomica; i ricercatori potranno fare “archeologica stellare” alla scoperta delle nostre stelle antenate!

L’ing. Tamai ha illustrato alcuni dettagli tecnici del progetto: si tratta di un telescopio di delicatissima ed ardua realizzazione, costituito da 798 segmenti esagonali di m. 1,5 di diametro ciascuno, da allineare con precisione nanometrica e mantenere costantemente in fase, lottando contro il vento, le deformazioni termiche e le vibrazioni indotte all’interno della struttura. Bisogna inoltre correggerli nel tempo, in quanto la gravità li deforma. Un lavoro complesso, pieno di rischi, per il quale – ci confessa il responsabile del progetto – non riesce a dormire la notte! C’è ovviamente il supporto fondamentale del computer, dell’industria, della tecnica più all’avanguardia, mentre – gli preme sottolineare – non c’è traccia di intelligenza artificiale.
Ed è con grande emozione ed orgoglio che l’ing. Tamai guida la realizzazione dell’ELT; il progetto rappresenta un beneficio per l’intera umanità; al di là del valore scientifico non se ne può sottovalutare infatti l’enorme valore etico. Esplorare l’universo con tale potenziale di scoperta ha un enorme significato per il progresso umano. L’astronomia è una scienza complessa e il fatto che un progetto come questo sia riuscito ad unire 16 paesi diversi, rappresenta inoltre un traguardo di notevole importanza politica.
Grazie a dimensioni senza precedenti e strumentazione all’avanguardia. L’ELT sarà in grado di garantire una vasta gamma di risultati scientifici e ci permetterà di realizzare un enorme passo in avanti nella nostra conoscenza dell’Universo. Esso ci farà andare oltre l’orizzonte attuale, con risultati non prevedibili.

Ci aspetta pertanto una eccitante e straordinaria avventura, che potrebbe rivoluzionare la nostra visione dell’Universo, proprio come fece il telescopio di Galileo 400 anni fa, quando egli lo puntò per la prima volta verso il cielo… prepariamoci a strabilianti sorprese!




