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Romeo è Giulietta

La tragedia shakespeariana diventa commedia romantica per San Valentino

Al Cinema Adriano a Roma è stata presentata l’anteprima del film di Giovanni Veronesi, “Romeo è Giulietta”, una romantica commedia d’amore, che uscirà in 357 sale a partire da oggi, 14 febbraio, in occasione del giorno di San Valentino.

Federico Landi Porrini, interpretato da Sergio Castellitto è un grande regista sul viale del tramonto, che ha l’opportunità di presentare una sua opera al Festival internazionale di Spoleto, grazie al fatto che si tratterà del suo ultimo lavoro. Per coronare degnamente la sua carriera artistica egli propone una nuova edizione della tragedia “Romeo e Giulietta” di W. Shakespeare, ma sembra mancargli una “idea nuova”, qualcosa che possa attrarre il pubblico e soddisfare la critica. La sua mente brancola nel vuoto.

D’altro canto il suo cinico produttore, un irresistibile Alessandro Haber, non si dimostra disposto ad investire molto nella realizzazione dell’ultima fatica di Federico, il quale dovrà affrontare mille difficoltà per riuscire a mettere in piedi il suo progetto, rimanendo nei limiti del budget. Prima di tutto la ricerca dei protagonisti della tragedia: Romeo e Giulietta. Tra gli aspiranti a ricoprire i ruoli ci sono Vittoria (Pilar Fogliati) ed il suo fidanzato Diego (Domenico Diele), entrambi inizialmente scartati dopo aver fatto un provino con l’insopportabile ed arrogante regista. La prima perché malvista nell’ambiente teatrale, in quanto macchiatasi in passato del reato di plagio, ed il secondo perché, preso dall’emozione, non riesce ad esprimersi al meglio. Entrambi però ci tengono tantissimo alla parte e soprattutto nutrono una grande passione per la recitazione.

Vittoria inoltre non manda giù il modo in cui è stata trattata dal regista e decide di vendicarsi, presentandosi di nuovo al provino, ma stavolta per la parte di Romeo, travestita da uomo. L’intenzione sarebbe quella di mostrare a Federico le sue doti teatrali per poi rivelargli la sua vera identità. Ma quando si presenta sul palco, perfettamente truccata e vestita da uomo, tale da essere irriconoscibile – grazie all’aiuto della sua amica truccatrice, la prorompente Geppy Cucciari, anche lei vittima delle ire del regista che l’ha appena licenziata – la giovane attrice conquista la giuria ed ottiene la parte.

Di fronte a questo esaltante risultato Vittoria non ce la fa a rivelare il suo stratagemma e decide di accettare l’ingaggio, continuando a fingersi uomo, anche se ciò la costringe a mentire al suo compagno, con il quale non si sente di condividere l’inganno, e ad allontanarsi da lui. Ma la storia si complica, perché l’attore che avrebbe dovuto recitare il ruolo di Mercuzio si infortuna e Diego viene inaspettatamente chiamato per sostituirlo. Vittoria farà di tutto per non farsi riconoscere dal fidanzato durante le prove, ma alla fine sarà “smascherata” e costretta a confessare.

Su questa trama si sviluppa un intreccio di situazioni esilaranti, in cui i personaggi mostrano debolezze e sentimenti, tra travestimenti, “innamoramenti trasversali”, apparenze ingannevoli, provocazioni e smascheramenti. Il tutto in perfetto “stile shakespeariano”. Interessanti i caratteri dei personaggi, tutti tratteggiati con cura e delicatezza; come quello abilmente interpretato da Maurizio Lombardi, nel ruolo di assistente e compagno di vita di Federico, a cui è legato da una lunga relazione omosessuale, ormai in crisi. E quello dell’anziana nonna di Vittoria, anche lei attrice e punto di riferimento della nipote, la bravissima Margherita Buy, che ci offre una interpretazione estremamente credibile nelle vesti di una vecchietta saggia e sensibile, apparentemente fragile, ma dotata di indomita vitalità.

Vittoria, la protagonista, attraverso l’esperienza del travestimento, che la porterà a mettersi fisicamente e metaforicamente nei panni di altri, avrà modo di scoprire e capire molte cose di sé stessa e soprattutto delle persone che la circondano. Sarà per lei un percorso di crescita, espresso nel gesto finale, “teatrale” e liberatorio, di togliersi la maschera. Finalmente libera di essere (sé stessa)!

Anche il regista, burbero ed intransigente, compirà un cambiamento: la sua umanità “si risveglierà” sia nella vita privata, davanti alla dolce dimostrazione d’amore del suo compagno, sia professionalmente, grazie al travolgente successo della sua opera. Riuscirà a colmare il suo “vuoto artistico” di idee, grazie anche al raggiro di cui è stato vittima, e questo lo spingerà ad una maggior tolleranza verso per i difetti altrui.

Tema principe e di forte attualità affrontato nella commedia è quello della crisi d’identità, che riguarda la generazione dei 30enni. “Giulietta è Romeo” è la storia di ragazzi che, ormai adulti, cercano ancora un posto nel mondo e spesso la via più facile che si trovano di fronte è quella di nascondersi dietro una maschera. L’argomento è serio e Veronesi, maestro della commedia romantica, lo affronta con il sorriso, ma scavando nel profondo: chi siamo? Chi sembriamo? Chi ci crediamo di essere quando siamo da soli davanti allo specchio? Tutti i personaggi del film sono implicati in questa ricerca del proprio sé e tutti indossano una o più maschere.

La forza di questa pellicola sta proprio nel suo stile di deliziosa commedia brillante, con un format preciso, un linguaggio universale che esprime un romanticismo “puro”, che sa emozionare. “Giulietta è Romeo” si presta pertanto ad essere esportato in tutto il mondo, perché risponde alle richieste più comuni del pubblico cinematografico: divertirsi ed emozionarsi.

È anche un omaggio al teatro, che sfruttando l’accezione di contemporaneità sempre presente nell’opera shakespeariana, riesce a fare del palcoscenico una realtà mobile, “viva”, grazie anche ad un uso della camera di ripresa che toglie staticità alla rappresentazione teatrale. Per enfatizzare questo risultato Veronesi sceglie di girare le scene all’aperto in posti fissi con movimenti ridotti al minimo.

Complimenti doverosi infine a Pilar Fogliati, protagonista del film, per la sua recitazione nei panni di donna innamorata, di uomo-efebo, di attrice che interpreta il ruolo di attrice e per la partecipazione alla sceneggiatura, che riesce a dare alla commedia il giusto ritmo, esaltandone l’originalità, senza mai eccedere la misura.

Il regista infatti, alle prese con la sua prima produzione dopo la morte di Francesco Nuti, nel dedicare questo film all’amico fraterno scomparso a giugno scorso e che definisce il suo “alter ego”, dichiara di aver trovato nella Fogliati il suo nuovo “alter ego”.

Un film da consigliare a tutti e per ogni occasione, che parla dell’amore; non solo quello di coppia, ma anche di quello per la vita e per l’arte.

Un film da vedere non solo per, ma a partire da San Valentino!

 

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