CONFLITTO ISRAELE – PALESTINA: I BAMBINI EVACUATI DA GAZA TORNANO A SCUOLA DOPO 8 MESI DI PAUSA
“Sognavo il giorno in cui sarei tornata a scuola. Mi mancava studiare, scrivere, avere uno zaino e delle matite” Le parole di una ragazza di 14 anni e di altri suoi coetanei spingono SOS Villaggi dei Bambini a ribadire quanto l’istruzione sia un elemento chiave per la pace e lo sviluppo sostenibile. #CeasefireNow

Gli scontri nella Striscia di Gaza e in Israele hanno già portato alla drammatica perdita di migliaia di vite umane, decine di migliaia di feriti e centinaia di migliaia di famiglie sfollate e bisognose di assistenza umanitaria. I combattimenti e gli attacchi contro le infrastrutture civili, tra cui ospedali, scuole, rifugi e reti di alimentazione elettrica, continuano incessantemente a calpestare i diritti umani.
Già nell’ottobre 2023 SOS Villaggi dei Bambini si è unita a 20 organizzazioni domandando all’UE di chiedere il rispetto del diritto internazionale umanitario e un cessate il fuoco immediato da parte di tutte le parti, poiché il numero di bambini uccisi continuava ad aumentare. Sono passati molti mesi, ma è importante ribadire l’importanza di dare priorità alla preservazione della vita umana sopra ogni altra cosa.
SOS Villaggi dei Bambini è presente in Israele e in Palestina, dove ha subìto delle perdite umane sia tra i beneficiari sia tra gli operatori. Il conflitto è destinato a produrre conseguenze sociali e psicologiche, sostanziali e durature, sia sui bambini che sulle loro famiglie. Ciò è ancora più vero per i bambini che hanno perso o rischiano di perdere le cure genitoriali. Purtroppo, i bambini e i giovani sono tra i più esposti alla violenza e, come per ogni guerra, subiscono maggiormente le privazioni e le disuguaglianze derivanti dai conflitti. Oltre al proprio trauma, sentono le difficoltà e le paure degli adulti che si prendono cura di loro.
Nel marzo 2024 in Cisgiordania, sessantotto bambini sono stati evacuati dal Villaggio SOS di Rafah, nella Striscia di Gaza. A causa della guerra per 8 mesi non sono potuti andare a scuola.
SOS Villaggi dei Bambini, per rispondere alle specifiche esigenze educative dei bambini che erano stati evacuati, ha collaborato con la scuola privata Zouhour Al Amal in Cisgiordania, con l’obiettivo di far recuperare il ritardo scolastico che si era prodotto. La scuola offre, infatti, l’opportunità di un recupero educativo, grazie al quale i bambini possono continuare il loro percorso, in base al loro piano scolastico, all’età e alle capacità cognitive. Il piano iniziato il 5 giugno proseguirà fino al 5 agosto 2024.
A colpire per la loro semplicità e profondità sono le parole di una ragazza di soli 14 anni: “Sono molto felice di tornare a scuola dopo questa lunga pausa. Stiamo iniziando a migliorare e a ricordare ciò che abbiamo dimenticato” – dice Siwar.
Uno psicologo e un assistente sociale lavorano con i bambini per aiutarli a recuperare gli studi. Organizzano sessioni di sensibilizzazione sull’importanza dell’istruzione e su come mantenere e stimolare il loro apprendimento, soprattutto dopo un’assenza dalla scuola durata ben otto mesi. Inoltre, seguono i progressi scolastici dei bambini e collaborano con gli operatori di SOS Villaggi dei Bambini per supportare al meglio il lavoro con i bambini in maniera integrata.
“L’impatto della guerra sui bambini è stato molto negativo. Ha influenzato il loro comportamento e il loro rendimento scolastico. Stiamo facendo molti sforzi per aiutarli a superare questa fase” afferma Sami Ajjour, Direttore del Villaggio SOS di Rafah.
Per garantire il successo del processo educativo e di recupero, gli operatori di SOS Villaggi dei Bambini prendono parte regolarmente a corsi di aggiornamento, ai seminari sul supporto all’apprendimento a casa e a sessioni collaborative di definizione degli obiettivi.
Il team conduce, inoltre, revisioni e valutazioni periodiche del programma di recupero educativo per valutare l’efficacia, apportando delle modifiche, se necessario.
“Sognavo il giorno in cui sarei tornato a scuola. Mi mancava studiare, scrivere, avere uno zaino e delle matite” racconta Fares, un ragazzo di 14 anni.
L’impegno costante di SOS Villaggi dei Bambini a Gaza e il suo appello alle istituzioni
Dall’inizio del conflitto SOS Villaggi dei Bambini ha supportato 16.368 persone (13.918 Gaza, 2.620 Cisgiordania), ed evacuato 68 bambini da Gaza al Villaggio SOS di Betlemme, nonché accolto 227 persone nei campi allestiti dall’Organizzazione. È riuscito a ricongiungere 17 bambini con le famiglie di origine, ha assicurato supporto economico per la copertura delle esigenze primarie, alimentari e non, a 10.267 persone, e sostegno psicosociale e alla salute mentale a 2.156 persone (1.286 attraverso la consulenza familiare, 660 grazie alla consulenza di gruppo e 210 percorsi individuali)[1].
Per sostenere i bambini e le famiglie colpite dalla guerra SOS Villaggi dei Bambini si impegna a fornire:
- aiuto diretto alle famiglie per prevenire la separazione familiare;
- istruzione e altre attività dedicate ai bambini mentre le scuole rimangono chiuse;
- sostegno psicologico e alla salute mentale per i bambini e le famiglie.
L’Organizzazione chiede a tutte le parti di mitigare il danno subito dai civili coinvolti nel conflitto, di dare priorità alla protezione dei bambini, dei giovani e delle famiglie, sostenendo i loro diritti umani attraverso:
- la protezione immediata dei bambini, delle famiglie e dei loro diritti nella Striscia di Gaza e in Israele;
- l’adozione di misure immediate per proteggere i bambini e le famiglie e rispettare i diritti umani internazionali e il diritto umanitario internazionale, inclusa la Convenzione sui diritti dell’infanzia.
- l’accesso agli aiuti umanitari vitali ai bambini colpiti dalla guerra e alle loro famiglie, compresa la salute mentale e il supporto psicosociale (MHPSS). I bambini privi di cure familiari o a rischio di perderle sono ancora più vulnerabili anche da questo punto di vista.
“Educazione in Emergenza” (EiE): fondamentale per il futuro dei bambini in zone di conflitto
Durante un’emergenza, che sia un conflitto o una pandemia, i diritti dei bambini e dei giovani, come quello all’istruzione, non possono essere ignorati. Deve essere garantita un’educazione di qualità, che possa offrire loro un senso di speranza, che protegga lo sviluppo cognitivo e sostenga il loro benessere psicosociale. In situazioni di crisi, diventa necessario avviare una serie di opportunità di apprendimento, di qualità, per tutte le età, compreso lo sviluppo della prima infanzia, l’istruzione primaria, secondaria, non formale, tecnica, professionale, superiore e per adulti. È ciò che viene definito “Educazione in Emergenza” (EiE) e fornisce da una parte protezione fisica, psicosociale e cognitiva e dall’altra, un supporto efficace e olistico all’individuo e alla comunità. Le situazioni di crisi più comuni in cui l’EiE è essenziale includono conflitti, situazioni di violenza, sfollamenti forzati, disastri ed emergenze sanitarie.




