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#Alzheimer, si studiano nuove terapie con farmaci per la connettività cerebrale

La connettività cerebrale: paradigma per valutare l'efficacia dei farmaci

#Alzheimer, si studiano nuove terapie con farmaci per la connettività cerebrale. Quest’ultima usata come paradigma per valutare l’efficacia dei farmaci, per contrastare il morbo di Alzheimer. E’ quanto si apprende dall’università di Padova, la quale in collaborazione col Centro Ospedaliero Universitario di Losanna (Svizzera), studia nuove terapie per valutare i farmaci più idonei, destinati a chi soffre di Alzheimer. Dai due atenei trapela un primo step da seguire: la connettività cerebrale. Come le varie aree del cervello comunicano tra loro. Secondo l’università euganea, è la ricetta iniziale per combattere la malattia di Alzheimer e i farmaci usati sinora, agivano più sui sintomi (per mantenere vive le funzioni cognitive ndr) per consentire una buona memoria.

#Alzheimer, nuove terapie per il cervello. Il diktat: evitare il declino cognitivo

In questo 2025 – che ci sta per salutare – sono stati autorizzati anticorpi monoclonali, contro la proteina beta-amiloide. Il diktat: evitare che la crisi cognitiva progredisca. L’alterarsi delle vie cerebrali, è il primo segnale che genera l’evolversi della patologia di Alzheimer. Pertanto è fondamentale che il cervello sia interamente intatto: le sue aree annesse devono essere collegate tra loro. Ciò accade quando fattori ambientali, genetici e individuali interagiscono a unisono. In questo modo, si può ottenere un quadro biologicamente e clinicamente fondato per studiare e per comprendere il morbo di Alzheimer. L’ecosistema cerebrale è piuttosto complesso, perciò l’università di Padova e il Centro Ospedaliero Universitario di Losanna, hanno unito le forze per approfondire.

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