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Quattro Atti Unici: Pirandello che respira sotto le stelle

Nella cornice del Giardino di Sant’Alessio, la compagnia “La bottega delle maschere” porta in scena quattro frammenti di vita pirandelliana, tra introspezione, grottesco e una seconda parte più vivace e corale

La trentesima edizione della Pirandelliana conferma ancora una volta la vitalità di un teatro che non si limita a rappresentare Pirandello, ma lo attraversa, lo reinventa, lo restituisce al pubblico come materia viva. I Quattro Atti UniciL’uomo dal fiore in bocca, All’uscita, La morsa, La patente — sono stati proposti in una serata divisa in due parti distinte: la prima più raccolta e introspettiva, la seconda più vivace, fisica e teatrale.

Una cornice che amplifica il teatro

Il Giardino di Sant’Alessio all’Aventino è un luogo che non si limita a ospitare la scena: la avvolge. La quiete del colle, la luce naturale che sfuma nella sera, il respiro degli alberi attorno al palco creano un’atmosfera sospesa che si sposa perfettamente con la poetica pirandelliana. La compagnia La bottega delle maschere sfrutta questo spazio con intelligenza, lasciando che l’ambiente diventi parte della drammaturgia.

Prima parte: la vita che si racconta da sola

La serata si apre con L’uomo dal fiore in bocca, interpretato con misura e intensità. Il protagonista regge un testo che vive di silenzi e di sguardi, restituendo la disperata lucidità di chi osserva la vita dal margine.

Segue All’uscita, dove la coralità e il ritmo diventano protagonisti. La regia e la recitazione di Marcello Amici lavorano sulle sfumature, lasciando emergere la dimensione più umana del testo, quella che Pirandello affida ai suoi personaggi come una confessione.

Seconda parte: tensione, grottesco, vitalità

La seconda parte è decisamente più vivace, più fisica, più teatrale.

La morsa

È il momento più intenso della serata. La tensione psicologica è costruita con precisione: la gelosia, il sospetto, la claustrofobia emotiva si fanno scena. Gli attori si muovono con sicurezza, restituendo la violenza silenziosa di un dramma che sembra scritto ieri.

La patente

Qui la compagnia trova un equilibrio perfetto tra grottesco e verità. La patente è la storia di Rosario Chiàrchiaro, l’uomo che chiede al giudice di essere riconosciuto ufficialmente come iettatore, perché la fama di portare sfortuna gli ha già rovinato la vita. Pirandello costruisce un paradosso che è insieme comico e tragico: un uomo che rivendica un marchio infamante pur di sopravvivere.

A interpretare Chiàrchiaro è Marcello Amici, che offre una prova scenica di grande efficacia: bizzarro senza essere caricaturale, ironico ma mai superficiale, capace di restituire la disperazione che si nasconde dietro il grottesco. La sua presenza scenica, già solida negli atti precedenti, qui diventa centrale: Amici dà corpo a un personaggio che vive di contraddizioni, di tic, di ombre, e lo fa con una naturalezza che conquista il pubblico.

Una compagnia solida e ben diretta

Gli attori mostrano una buona presenza scenica, un affiatamento evidente e una capacità di muoversi tra registri diversi: dal monologo intimo al grottesco, dal dramma psicologico alla scena corale. Il lavoro su maschere, costumi e luci contribuisce a creare un impianto coerente, fedele alla tradizione della Pirandelliana.

Conclusione

Questa edizione dei Quattro Atti Unici è una conferma: la Pirandelliana non è solo un appuntamento estivo, ma un rito culturale che continua a rinnovarsi. La divisione in due parti — una più introspettiva, l’altra più dinamica — permette di attraversare l’intero arco emotivo del repertorio pirandelliano. La cornice del Giardino di Sant’Alessio fa il resto: un teatro che respira all’aperto, che vive nella notte romana, che restituisce al pubblico la complessità dell’essere umano.

Una serata riuscita, intensa, ben interpretata. Un tassello prezioso della 30ª edizione della Pirandelliana.

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