“Casa è dove noi”, il nuovo thriller di Serena Venditto
Un mistero che nasce quando la vita cambia direzione, per la collana Il Giallo Mondadori

Ci sono momenti in cui una vita cambia direzione senza preavviso. Un amore che finisce, una casa che rischia di non essere più nostra, un progetto che improvvisamente sembra appartenere al passato. E se, proprio nel mezzo di tutto questo, ci si mette anche un omicidio da risolvere, la settimana può diventare decisamente complicata.
È quello che accade a Malù Ferrari, protagonista di Casa è dove noi, il nuovo romanzo di Serena Venditto. Una storia che parte da un giallo, ma che trova la sua forza soprattutto nelle relazioni, nei luoghi e in quella particolare forma di famiglia che nasce quando persone diverse scelgono, giorno dopo giorno, di appartenersi.
La trama
È una settimana impegnativa per Malù Ferrari: deve discutere la tesi di dottorato e ha appena chiuso la relazione con il fidanzato, in partenza per la Svizzera. Come se non bastasse, il padrone di casa è costretto a vendere in fretta l’appartamento di via Atri 36 per trasformarlo in un bed & breakfast.
Ha bisogno di soldi perché sua moglie è agli arresti domiciliari, accusata dell’omicidio di un vicino di casa. Le prove sembrano schiaccianti: la donna è stata trovata accanto al cadavere, con un coltello insanguinato in mano, mentre ripeteva ossessivamente: «Che ho fatto!». Lei non ricorda nulla, ma continua a professarsi innocente.
Per Malù, Ariel, Samuel e Kobe – senza dimenticare il gatto Mycroft – lasciare via Atri è semplicemente fuori discussione. Per salvare la loro amatissima casa c’è dunque una sola possibilità: trovare il vero assassino.
E a Napoli, dove il turismo non si ferma mai e i bed & breakfast nascono come funghi, trovare una casa in affitto può essere un’impresa persino più ardua che risolvere un caso di omicidio.
La nuova indagine dei «quattro più uno» di via Atri 36 si sviluppa tra interrogatori tutt’altro che ortodossi, improvvisate disquisizioni d’arte, visite ad appartamenti improbabili, drammi sentimentali da operetta e bizzarre lezioni di yoga. Un’indagine che può essere affrontata solo con il fiuto di Malù, una famiglia elettiva abbastanza incosciente da assecondarla e un gatto nero dalla loro parte.
Una quotidianità che diventa mistero
È proprio qui che il romanzo trova una delle sue caratteristiche più interessanti. Serena Venditto non costruisce il mistero separandolo dalla vita dei suoi personaggi: al contrario, lo fa nascere direttamente dalla loro quotidianità.
Malù non è una detective professionista. È un’archeologa, lavora in una libreria dell’usato e ha una naturale inclinazione a fare domande, osservare e mettere insieme dettagli apparentemente insignificanti. La sua indagine procede così attraverso incontri, intuizioni e conversazioni, mentre sullo sfondo continua la sua personale crisi sentimentale e professionale.
Il caso dell’omicidio diventa quindi anche un modo per interrogarsi su ciò che sta cambiando nella vita di tutti.
Una scrittura ironica e brillante
A sostenere questo intreccio tra mistero e vita quotidiana è soprattutto lo stile di Serena Venditto. La scrittura è agile, ironica, ricca di dialoghi e di osservazioni capaci di alleggerire anche le situazioni più tese. L’autrice non rinuncia al gusto per la battuta e per il paradosso, costruendo spesso il sorriso attraverso il contrasto tra ciò che accade e il modo in cui i personaggi lo raccontano.
L’ironia, però, non è soltanto un espediente comico. Serve a definire i caratteri e, soprattutto, a rendere credibile il rapporto tra i protagonisti. I dialoghi restituiscono infatti una familiarità fatta di complicità, prese in giro, incomprensioni e affetto.
Anche la descrizione della casa segue questa cifra stilistica: gli oggetti più ordinari – una cucina spaiata, un divano consumato, una tazza, una lista della spesa, le ciotole del gatto – diventano materia narrativa e contribuiscono a raccontare le persone che abitano quegli spazi.
Ne deriva una scrittura che non cerca l’effetto spettacolare, ma trova il proprio ritmo nell’osservazione del quotidiano. Il giallo procede così insieme alla commedia e al racconto sentimentale, senza che uno dei tre elementi finisca per prevalere completamente sugli altri.
La casa come personaggio
Il vero centro emotivo del romanzo è però via Atri 36. La casa non è un semplice luogo nel quale ambientare la vicenda: è il cuore della storia.
È fatta di oggetti, abitudini, rumori, persone e piccoli rituali quotidiani. È il luogo nel quale Ariel, Samuel, Kobe e Malù hanno costruito una sorta di famiglia elettiva. Per questo la minaccia di perderla assume un peso che va ben oltre la necessità pratica di trovare un nuovo appartamento.
La casa diventa così una domanda: che cosa significa davvero sentirsi a casa?
Ed è una domanda che attraversa l’intero romanzo. Perché una casa può essere un indirizzo, ma può anche essere una relazione, una comunità, una memoria condivisa. Può essere, soprattutto, il luogo nel quale ci si sente accolti.
Un giallo fatto di persone
L’indagine procede senza rinunciare all’ironia e alla dimensione corale. Venditto alterna il mistero a situazioni quotidiane e spesso surreali, lasciando spazio ai dialoghi e alla caratterizzazione dei personaggi.
Ariel, voce narrante, accompagna il lettore con uno sguardo ironico e partecipe. Traduttrice di romanzi che lei stessa considera tutt’altro che memorabili, osserva le persone e le situazioni con quella capacità di cogliere il lato comico anche quando le circostanze sembrerebbero richiedere soltanto serietà.
Ne nasce un giallo nel quale il lettore non è chiamato soltanto a scoprire chi sia l’assassino, ma anche a conoscere una piccola comunità di personaggi eccentrici, fragili, ironici e profondamente legati tra loro.
Napoli, più che uno sfondo
E poi c’è Napoli, che nel romanzo non svolge semplicemente la funzione di scenario. Via dei Tribunali, il centro storico, Spaccanapoli, le strade e le trasformazioni della città accompagnano la vicenda e contribuiscono a definirne l’atmosfera.
È una Napoli attraversata dal turismo e dalla trasformazione del mercato immobiliare, dove i bed & breakfast rappresentano anche il simbolo di un cambiamento più ampio. La ricerca di una casa diventa così parte integrante del mistero e, nello stesso tempo, riflette una questione molto concreta: quanto è difficile continuare ad abitare i luoghi che sentiamo nostri quando quei luoghi cambiano?
Quando una casa diventa una scelta
Casa è dove noi è, dunque, un giallo che utilizza il mistero per parlare anche di cambiamento, appartenenza e legami.
Il delitto è il motore della storia, ma non ne rappresenta l’unico centro. Intorno all’indagine si muovono persone che devono fare i conti con ciò che finisce e con ciò che potrebbe cominciare: una relazione, un lavoro, una casa, una nuova fase della vita.
Serena Venditto costruisce così una storia corale, ironica e affettuosa, nella quale la soluzione del caso conta, ma conta altrettanto il percorso che porta i personaggi a capire che cosa sono disposti a difendere.
Perché, alla fine, una casa non è soltanto il posto in cui si vive. È il luogo nel quale qualcuno ci aspetta, ci conosce, ci sopporta, ci sceglie. E forse è proprio per questo che, quando rischiamo di perderla, siamo disposti persino a metterci sulle tracce di un assassino.




