Cure palliative: a 15 anni dalla Legge 38, il Lazio si conferma modello nazionale. L’Università Europea di Roma promuove il confronto sulla “cura totale”

A quindici anni dall’approvazione della Legge 38/2010 sul diritto alle cure palliative e alla terapia del dolore, e alla vigilia del Giubileo degli Ammalati e del Mondo Sanitario (5-6 aprile), l’Università Europea di Roma promuove il convegno “La Speranza Cura. Quale diritto nella malattia inguaribile?”, in programma il 4 aprile presso il Complesso Monumentale di Santo Spirito in Sassia, con il patrocinio della Regione Lazio.
Un’occasione per riflettere sull’attuazione di una legge innovativa, che ha introdotto il concetto di “cura totale” per malati e famiglie, e per mettere in luce le eccellenze regionali: il Lazio, in particolare, si distingue oggi come uno dei modelli più avanzati a livello nazionale.
Nel 2024 la Regione ha approvato il potenziamento del Piano regionale delle Reti di Cure Palliative, per adulti e pediatrici. La rete copre attualmente oltre l’82% del fabbisogno regionale, sia nell’offerta residenziale (82,5%) sia nell’assistenza domiciliare (81,1%), e nel 2022 ha preso in carico oltre 15.700 pazienti. Un sistema ben strutturato, con équipe multiprofessionali attive h24 e una rete integrata tra hospice, assistenza domiciliare, ambulatori e ospedali.
Un esempio virtuoso è rappresentato dalla ASL di Rieti, prima realtà italiana ad aver ottenuto l’accreditamento aziendale della Rete Locale di Cure Palliative (RLCP) secondo i criteri dell’Accordo Stato-Regioni del 2020, e riconosciuta oggi come rete pilota a livello nazionale.
Nel Lazio si trova anche uno degli otto hospice pediatrici presenti in Italia: il Centro di Cure Palliative Pediatriche dell’Ospedale Bambino Gesù di Passoscuro, il più grande a livello nazionale, attivo dal 2022.
Eppure, a livello nazionale, persistono forti disomogeneità. Secondo l’OCSE, in Italia meno del 35% dei pazienti che avrebbero bisogno di cure palliative in fase terminale vi accede effettivamente. Per i pazienti pediatrici, solo il 25% riceve risposte appropriate, e si contano appena 60 medici e 140 infermieri specializzati per oltre 10.600 bambini eleggibili.
Il documento 2025 dell’Osservatorio Agenas segnala ritardi nella formazione, nell’accreditamento delle reti e nell’informazione ai cittadini. Anche la componente spirituale, riconosciuta dalla letteratura scientifica come parte essenziale della cura, è ancora molto carente nei servizi domiciliari.
«Le cure palliative costituiscono uno strumento fondamentale per garantire il diritto alla salute. È necessario un impegno dei poteri pubblici per garantire a tutti la possibilità di accedervi in ogni area del territorio nazionale» afferma il prof. Filippo Vari, ordinario di Diritto costituzionale all’Università Europea di Roma.
«Il rifiuto dell’abbandono e dell’accanimento terapeutico passa dal riconoscimento del valore e della dignità di ogni persona» sottolinea il prof. Alberto Gambino, Prorettore Vicario dell’Ateneo.
«L’attuazione della Legge 38, oggi più che mai, rappresenta un imperativo morale e costituzionale. La cura globale nella malattia inguaribile non può essere una concessione, ma un diritto esigibile» aggiunge l’Avv. Francesca Piergentili, docente di Diritto costituzionale.
L’Università Europea di Roma, con oltre 5.000 studenti e ai vertici della classifica Censis 2024/25 tra le università non statali, rinnova così il suo impegno nella promozione di una cultura della cura fondata su competenza, dignità e prossimità.




