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Per la prima volta fuori dagli USA, in un ospedale italiano, la tecnologia robotica è applicata agli interventi di stenosi carotidea

L’équipe di Cardiologia Interventistica di Maria Cecilia Hospital ha impiegato il sistema robotico di ultima generazione Corindus CorPath GRX di Siemens Healthineers per trattare un paziente 76enne con stenosi dell’arteria carotide

Cotignola (Ravenna), 30 novembre 2021 – Si stima che entro 10 anni in ogni sala operatoria sarà presente un robot per coadiuvare il lavoro degli specialisti (dati ACOI). Un futuro che è già presente a Maria Cecilia Hospital, Ospedale di Alta Specialità di GVM Care & Research accreditato con il SSN, dove si è svolto per la prima volta fuori dagli USA un intervento per l’inserimento di uno stent carotideo con l’utilizzo di un robot.

Il sistema di guida robotico Corindus CorPath GRX, lanciato in Italia da Siemens Healthineers lo scorso ottobre in occasione del congresso della Società Italiana di Cardiologia Interventistica, massimizza la precisione dell’operatore nell’ambito dell’interventistica vascolare e in particolare nell’inserimento e posizionamento dei cateteri per l’applicazione di stent.

“Presso Maria Cecilia Hospital utilizziamo la tecnologia robotica principalmente per interventi complessi sulle coronarie – spiega il dott. Paolo Sbarzaglia, Cardiologo Interventista del Laboratorio di Cardio-Angiologia Diagnostica ed Interventistica diretto dal dott. Fausto Castriota –. Considerato che i device, stent e cateteri, utilizzati per l’interventistica coronarica sono analoghi a quelli impiegati per le procedure carotidee, abbiamo studiato la possibilità di poter intervenire con il sistema robotico per ottenere una maggior precisione nel trattare una stenosi dell’arteria carotide. Si tratta del primo intervento fuori dagli USA eseguito con Corindus CorPath GRX sull’arteria carotide”.

Il paziente, un 76enne romagnolo, era stato operato in passato per un’angioplastica carotidea a causa dell’aterosclerosi, patologia caratterizzata dall’accumulo di placche sulle pareti interne dei vasi che impediscono il corretto afflusso di sangue.

“Da quando mi hanno diagnosticato il diabete mi sottopongo a controlli periodici – afferma il 76enne Pier Giuseppe –. Durante uno di questi è emerso che una placca ostruiva la carotide in maniera severa. Ho subito contattato Il Maria Cecilia Hospital per tutti gli esami necessari che mi hanno portato all’intervento con il sistema robotico effettuato dal dott. Sbarzaglia. Oggi sto bene, seguo le cure prescritte e mi sottoporrò alla visita di controllo tra un mese”.

Nel futuro, l’utilizzo di questa tecnologia d’avanguardia potrebbe permettere di eseguire anche procedure a distanza: “Grazie all’impiego di nuove connessioni sempre più performanti, si potranno utilizzare i sistemi robotici in remoto, a molti chilometri di distanza, permettendoci di intervenire prontamente anche da luoghi lontani dalle strutture ospedaliere”, aggiunge il dott. Sbarzaglia, affermando che “Corindus è un sistema interessante perché offre una precisione submillimetrica per il posizionamento degli stent rispetto alla mano dell’operatore umano”.

La nuova tecnologia Corindus CorPath GRX di Siemens Healthineers, il primo sistema robotico per le procedure endovascolari

Il sistema robotico Corindus CorPath GRX permette di eseguire movimenti automatizzati e misurazioni anatomiche più accurate: un importante vantaggio per il paziente che giova così di un ancora più elevato livello di sicurezza e affidabilità delle procedure interventistiche.

Il supporto della robotica consente una scelta maggiormente appropriata della lunghezza dello stent e un’accuratezza submillimetrica dell’impianto, dimezzando così la necessità di un reintervento di rivascolarizzazione entro un anno e riducendo di un terzo le probabilità di infarto entro tre anni.

Infine, grazie alla robotica in futuro potrà essere possibile intervenire a distanza, favorendo la realizzazione di reti interventistiche territoriali più efficaci, nelle quali né il paziente né il professionista devono più spostarsi. Il supporto della tecnologia, insomma, è sempre più percepito come una risorsa imprescindibile nelle strutture di cura. Si stima, infatti, che ben il 74% dei pazienti in futuro prenderebbe in considerazione il fatto di essere operato da un robot.

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