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Attualità

Giornata mondiale della salute: ancora troppa differenza

A distanza di pochi giorni dalla giornata dedicata all’autismo (ndr), oggi, giovedì 7 aprile è il turno della salute. Ebbene sì, il 7 aprile è la giornata mondiale della salute. L’articolo 32 della costituzione sancisce il diritto alla tutela della salute.

Davvero tutti godono di questo diritto? C’è troppa gente nel mondo che vivono in condizioni pessime di salute: arrancano per consentire ai propri figli, alle proprie famiglie di vivere. Nel 2022 ci tocca ragionare, discutere su un qualcosa che nemmeno dovremmo essere qui a parlarne, perché la salute è la priorità a prescindere.

È il bene essenziale che ci permette di vivere e invece troppi sopravvivono, con una condizione di salute, che dire è precaria è quasi eufemistico. Non bisogna rassegnarsi ad accettare una realtà mesta e adattarci a quest’attualità brutale e oscena. La pandemia e la guerra si prendono la scena oggi, ma celano altri problemi.

Esemplificando: la salute è uno dei problemi principali, ma che s’ignora con troppa facilità e superficialità. E chi soffrono maggiormente? Coloro che non si trovano in una situazione economica favorevole: i poveri sono quelli che più accusano una salute sempre sull’orlo, orientata più ad aggravarsi che a migliorarsi.

Questo perché accade? Perché non essendo benestanti non possono permettersi troppo, ma quel giusto che non basta ad assecondare tutti, specie chi ha una famiglia da condurre. Un genitore propenderà sempre – con quel poco che può – ad aiutare suo figlio, alla stregua di sé stesso. È naturale, qualsiasi padre o madre agisce così.

E’ giusto che si continui così? Perché ancora non si può accontentare tutti? Perché la salute – un diritto che dovrebbero tutti godere – non è equiparata? Perché c’è chi sta meglio dell’altro? Servirebbe cambiare il mondo, ma è utopia. Non significa essere troppo drastici, ma a malincuore è la realtà odierna che ci induce a ciò.

Troppe cose non funzionano correttamente oggigiorno, dove sbagliamo soprattutto è adeguarci a un sistema folle. Fin quando c’è chi può contribuire ad aiutare, pensa a sé stesso, ci sarà sempre chi gode di buona salute e chi non. Chi può e chi non può. Non sono parole di circostanza, è solo ovvietà. E non è per niente giusto.

Alfonso Infantino

Un'eredità che vale una vita
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