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Non solo Great Resignation, il desiderio del cambio vita investe anche la gestione del denaro

Italiani a rischio tra impulsività e inflazione

Dall’osservatorio sul risparmio di Neurovendita, le neuroscienze spiegano agli operatori finanziari per gestire la delicata fase del never normal

Un’espressione rappresenta l’epoca in cui siamo e forse vivremo per lungo tempo ed è never normal. Il mondo è in uno stato di mai normalità. Le persone non hanno stabilità di comportamenti ed abitudini. Le sfide da affrontare sono continue, inattese e diverse. Basti pensare all’inflazione alle stelle e alle tensioni belliche legate all’Ucraina, il tutto in uno scenario in cui il virus resta il convitato di pietra.

Come reagisce il cervello? Quali sono gli impatti sul risparmio?

Neurovendita, società che applica i principi delle neuroscienze al business esi occupa di formare in particolare il personale di vendita, possiede il più grande laboratorio privato di neuroscienze in Italia e quotidianamente osserva da vicino le dinamiche che si verificano in molti settori, tra i quali quello dei prodotti finanziari e assicurativi.

Nel biennio di pandemia, 2020-2021, i risparmi delle aziende sono aumentati di 100 miliardi, quelli delle famiglie di 130 miliardi. In pratica, gli Italiani nel biennio di convivenza con il Covid hanno aumentato i propri risparmi. Il valore dei depositi bancari tra gennaio e marzo del 2022 è cresciuto di 10 miliardi rispetto al 2021. In un trimestre con un’inflazione xche non si vedeva da anni, si registra un ulteriore aumento della disponibilità sui conti correnti.

Le neuroscienze forniscono una cornice interessante per capire quanto accade e prevedere il futuro attraverso la biologia dello stress.

«Di fronte a continue sfide e problemi – commenta Lorenzo Dornetti, psicologo e neuroscienziato, direttore del Neurovendita Lab – , il cervello rilascia grandi quantità di cortisolo, la molecola dello stress. L’eccesso di questo ormone, soprattutto la sua produzione continua, determina un insieme di comportamenti detti “freezing”. Si traduce letteralmente come “congelamento”. Le persone si fermano, quasi si bloccano. È la conseguenza di una forma estrema di paura».

Le persone intimorite dalle circostanze attuano due schemi comportamentali istintivi di profondo immobilismo: procrastinazione e accumulo. Rimandano tutti gli acquisti non necessari e mettono da parte risorse per il futuro. La vertiginosa crescita delle disponibilità sui conti correnti, anche in questi mesi iper-inflattivi, ha una matrice psicologica, quasi neuropsicologica.

È l’effetto del rilascio prolungato di cortisolo.

Dall’immobilismo da stress a comportamenti post traumatici da stress

È difficile prevedere cosa accadrà in futuro, è più facile capire come reagirà il cervello delle persone nelle scelte connesse al risparmio nel never normal, se la situazione dovesse perdurare. Solo una minima parte delle persone adotterà un approccio razionale, calibrando i propri consumi e investendo buona parte del risparmio per evitare l’erosione da inflazione. La maggioranza delle persone adotterà un approccio emotivo. I comportamenti di immobilismo da stress saranno sostituiti da comportamenti post traumatici da stress. L’impulsività sarà la regina della scena. Per impulsività si intende che molti attueranno decisioni riguardo al denaro su base affettiva, senza un’apparente logica. Potremo osservare persone che dopo mesi di immobilismo finanziario attuano decisioni con elevato grado di rischio, magari su trend di moda, per recuperare l’impatto dell’inflazione, ovviamente non considerando che ogni rendimento elevato determina un rischio di pari grado. Potremo osservare persone che faranno lo stesso nei consumi, persone comuni si concederanno capricci sopra le proprie possibilità, come se il cervello volesse una gratificazione per la frustrazione da eccesso di risparmio.

«Una forma particolare di impulsività – nota Dornetti – è il fenomeno cosiddetto della Great Resignation che si sta verificando anche in Italia, cioè il desiderio di un cambio radicale di vita. Molte persone di fronte ad un mondo complesso anziché adattarsi preferiscono fuggire, considerando la dimensione economica e finanziaria come secondaria».

Le reazioni individuali sono dunque  ascrivibili all’emotività connessa alla presenza prolungata di stress. Cosa fare quindi?

«Non esistono soluzioni semplici a questioni complesse, ma occorre che tutti gli operatori finanziari, ad ogni livello, siano pronti a gestire la profonda impulsività delle persone nei prossimi mesi – raccomanda Dornetti -. Educazione finanziaria da un lato e grande sensibilità umana in chi gestisce la relazione con i clienti sono gli strumenti concreti per aiutare le persone ad evitare che le decisioni impulsive post stress possano creare problemi a famiglie e imprese».

Il fatto che l’investimento in fondi comuni abbia toccato il punto più alto in Italia è il segno di una crescita delle persone che affrontano con razionalità ed il giusto supporto momenti complessi. La strada dell’impulsività sarà la via più diffusa nei prossimi mesi, per motivi che risiedono nella biologia cerebrale dei circuiti dello stress. Una parte di cervello pensata biologicamente per gestire la sopravvivenza in eventi salvavita oggi si attiva, colonizzando il cervello, in decisioni che richiederebbero il massimo della lucidità razionale. Il nostro cervello sembra inadatto a gestire il denaro nel “never normal”, ha bisogno di aiuto.

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