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Legge 104 codice icd9 per le diagnosi e le terapie

A quanti sarà capitato di leggere il codice icd9 in un verbale di invalidità e non comprenderne il significato?

La stragrande maggioranza delle persone che si trovano a leggere il suddetto verbale, non danno peso a questa dicitura ritenendola irrilevante. Lo sguardo va rapidamente alla ricerca del responso positivo della Commissione medica che certifica il riconoscimento e la percentuale dell’invalidità.

Si va subito a verificare l’esito della visita medica nella consapevolezza che solo questa, in funzione della percentuale di invalidità riconosciuta, permetterà poi di fruire di un eventuale trattamento pensionistico o delle agevolazioni previste dalla legge a favore delle persone con invalidità.

Eppure la codifica icd 9 riportata nel documento è molto importante: indica infatti la patologia che è causa dell’invalidità. In funzione della patologia riconosciuta verranno assegnate anche le percentuali di invalidità.

Fatta questa premessa, vediamo di capire l’aspetto principale: il codice icd9 cosa significa?.

I codici nosologici della diagnosi icd 9

Comprendere l’origine di questo acronimo è alquanto semplice. Deriva dal nome del documento pubblicato in lingua inglese: International Classification of Diseases, 9th revision, Clinical Modification. Dalle iniziali di questa sigla nasce quindi l’acronimo che identifica la codifica ICD-9-CM, dove il 9 rappresenta il numero di revisione del documento e le due lettere successive un’evoluzione che spiegheremo più avanti. Si tratta di un sistema per classificare e codificare patologie e traumatismi in gruppi omogenei attribuendo a questi i codici nosologici icd9.

In sostanza stiamo parlando del sistema internazionale per la classificazione di malattie, traumatismi, diagnosi, terapie e interventi chirurgici. L’origine di questa classificazione risale al 1893 in occasione di una conferenza tenuta a Chicago dall’Istituto Internazionale di Statistica. Fu in quell’occasione che venne approvata la prima classificazione internazionale delle cause di morte, adottata in Italia a partire dal 1924.

A partire dal 1948, quella che era già la revisione numero 6, divento un sistema per codificare anche le malattie. La revisione icd 9 che conosciamo oggi, arrivò nel 1975 in occasione della 29.ma Assemblea della Organizzazione Mondiale della Sanità che si svolse a Ginevra. Da allora un apposito Comitato che rappresenta tutto l’articolato mondo della sanità mondiale provvede ad aggiornare con cadenza annuale il sistema di classificazione implementando le nuove conoscenze raggiunte dalla medicina nel mondo.

Codici icd 9 e codici SDO nel sistema sanitario italiano

Nella versione Italiana della classificazione delle malattie con i codici icd9 ci sono delle importanti differenze di cui tener conto. Con il Decreto del Ministero della Sanità del 26 luglio 1993, che ha lo scopo di disciplinare il flusso delle informazioni in occasione delle dimissioni dei pazienti nelle strutture ospedaliere, all’unico articolo dell’allegato 1 viene approvato anche il Disciplinare Tecnico.

In questo Disciplinare viene introdotto l’utilizzo dei codici icd 9 nella compilazione della Scheda di Dimissione Ospedaliera (SDO) istituita precedentemente con il Decreto Ministeriale del 28 dicembre 1991. In quel momento si trattava della classificazione ICD-9 facente riferimento alla revisione n. 9 del 1975.

Con il Decreto Ministeriale n. 380 del 20ottobre 2000 la scheda SDO viene adeguata allo standard di classificazione ICD-9-CM introdotta nel 1997, più orientata all’approccio clinico e alle procedure di diagnosi, oltre al successivo percorso terapeutico.

La scheda in questione, nelle intenzioni del legislatore, vuole essere uno strumento per gestire il flusso delle informazioni relativamente ai servizi di assistenza erogata nelle varie strutture ospedaliere nazionali. Dovrebbe anche semplificare le attività di analisi e valutazione dei processi di programmazione e controllo di tutte le attività ospedaliere. Altro obiettivo non secondario è quello di rilevare sistematicamente eventuali rischi epidemiologici.

Caratteristiche e struttura della codifica ICD-9-CM

La classificazione icd 9 rappresenta i termini medici abitualmente utilizzati per definire la diagnosi di una patologia o malattia, di un evento traumatico e le cause dello stesso, oltre a tutte le procedure di diagnosi e terapia. La codifica viene espressa convenzionalmente con dei codici numerici e alfa-numerici. Si tratta di una struttura di circa 16.100 codici nosologici che possiamo dividere in due rami principali, quello eziologico e quello anatomico.

I codici sono prevalentemente di tipo numerico, mentre quelli di tipo alfa-numerico riguardano le classificazioni supplementari. Vediamo le caratteristiche strutturali dei vari gruppi di codici nosologici:

  1. Diagnosi: sono circa 12.400 codici costituiti da 3, 4 oppure 5 caratteri numerici e alfa-numerici; se il codice nosologico supera i tre caratteri viene diviso da un punto decimale posto dopo il terzo;
  2. Procedure: circa 3.700 composti solo da 2, 3 o 4 caratteri numerici divisi da un punto decimale tra il secondo e terzo.

Oltre a essere diviso in due gruppi principali, va detto che ciascuno di questi è poi strutturato in un indice alfabetico e un elenco sistematico. Il tutto diviso in quattro classificazioni principali e due supplementari.

Vediamo quindi la struttura dei codici icd 9:

  • Indice alfabetico delle malattie e dei traumatismi
  • Elenco sistematico delle malattie e dei traumatismi
  • Indice alfabetico degli interventi chirurgici e delle procedure diagnostiche e terapeutiche
  • Elenco sistematico degli interventi chirurgici e delle procedure diagnostiche e terapeutiche
  • Classificazione supplementare dei fattori che influenzano lo stato di salute e il ricorso alle strutture sanitarie (codici V)
  • Classificazione supplementare delle cause esterne di traumatismo e avvelenamento (codici E)

Queste sono le caratteristiche e la struttura principale del sistema di classificazione icd 9, per approfondire ulteriormente l’argomento ed esaminare nel dettaglio il sistema di codifica, consigliamo di consultare la versione italiana del manuale sui codici icd 9 pubblicato da Ministero della salute.

Il verbale con Codice icd9 invalidità civile

Veniamo quindi ad un aspetto applicativo della codifica, quello riguardante il verbale di invalidità di una persona con handicap fisico. Premesso che l’invalidità esistente può avere diverse origini, viene definita e catalogata quindi in maniera differente, in funzione di quella che ne è la causa.

L’invalidità è la difficoltà a svolgere alcune funzioni tipiche della vita quotidiana o di relazione a causa di una menomazione o di un deficit fisico, psichico o intellettivo, della vista o dell’udito.

Gli invalidi si distinguono prevalentemente in quattro categorie:

  • invalido civile
  • invalido sul lavoro
  • invalido per cause di servizio
  • Invalido di guerra

In tutti questi casi la certificazione di invalidità riporterà i codici icd 9 che definiscono con esattezza le caratteristiche diagnostiche. A seconda dei codici nosologici che verranno attribuiti verrà pure stabilita la percentuale di invalidità riconosciuta. Questo è molto importante per un eventuale inserimento nel mondo del lavoro, usufruendo delle liste di collocamento speciali, oppure per un trattamento pensionistico. In ambedue i casi deve essere indicato nel verbale il codice invalidità icd9 che comprova l’inabilità al lavoro.

Portatore di handicap comma 1 art 3 codice ICD9

Il riconoscimento dell’invalidità è il primo passo per chi vorrà poi richiedere il riconoscimento dello stato di handicap ai sensi dell’articolo 3 della legge 104 del 1992. Questo riconoscimento è fondamentale per poter accedere ad agevolazioni e benefici riservati ai portatori di handicap ma anche ai loro caregiver:

  • benefici economici: trattamenti pensionistici, indennità di accompagnamento;
  • agevolazioni lavorative: pensionamento anticipato, congedi straordinari, permessi retribuiti, scelta della sede più vicina al proprio domicio;
  • agevolazioni fiscali: detrazioni Irpef per figli a carico, per acquisto auto, per abbattimento barriere architettoniche, iva agevolata, esenzione bollo auto.

ll verbale di invalidità è fondamentale per il riconoscimento dello stato di handicap, in assenza di questo non è possibile per un disabile ottenere la relativa certificazione, vediamo ora quale è l’aspetto maggiormente rilevante.

Nei verbali di riconoscimento dell’invalidità è indicata anche la diagnosi sulla quale si baserà la verifica della Commissione medica. Abbiamo visto precedentemente che, nel rispetto delle normative vigenti, l’invalidità viene indicata con la codifica stabilita nella Classificazione Internazionale delle Malattie. Ecco perché nei verbali leggiamo il codice di diagnosi ICD 9ICD-9-CM oppure ICD 9 omissis seguiti da un’altra serie di numeri. Questa sigla indica appunto il sistema di classificazione, i codici che seguono invece dicono quali sono le patologie che hanno determinato l’invalidità e di conseguenza l’handicap.

Quanto riportato nel verbale di invalidità è molto importante ai fini della valutazione della Commissione Medica per il riconoscimento dell’handicap. Questa infatti non effettua un visita medica vera e propria, ma procede ad un’analisi documentale di tutto il fascicolo allegato alla domanda. Sul giudizio finale influisce molto il quadro diagnostico complessivo riassunto con il codice invalidità icd 9 indicato nel verbale.

Ma il codice icd9 omissis cosa significa esattamente?

Ci rimane ancora da comprendere cosa significhi invece il codice icd9 omissis che rende quella versione del verbale misteriosa.

La risposta è semplice, questa dicitura della codifica deriva dal fatto che l’Inps rilascia al portatore di handicap due differenti verbali. Una versione completa con tutti i dati personali e quindi anche il dettaglio della diagnosi con indicate le cause che hanno determinato l’invalidità. Nell’altra copia invece viene omesso di indicare il codice nosologico della diagnosi e della patologia, sostituiti dalla dicitura “diagnosi omissis codice ICD9”.

La prima copia del verbale viene rilasciata ad uso personale dell’interessato, certifica la sua invalidità ai fini anche di eventuali visite di revisione o di aggravamento future. La seconda riportante il codice omissis icd9 ha lo scopo di tutelare il diritto alla privacy della persona disabile. Quest’ultima sarà quella che potrà utilizzare in tutte le occasioni dove, per beneficiare delle agevolazioni, dovrà esibirne o consegnarne una copia.

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