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Il Disabile non Disabile!

Il nostro giornale nasce con l’intento di dare voce alla disabilità a 360 gradi. Oggi pubblichiamo una lettera/articolo di Marco, che ci esprime, in toni accorati, le difficoltà che un disabile può ed incontra nel mondo del lavoro.

Vi starete chiedendo, cosa vuoi dire?

Mi presento, sono un disabile con invalidità all’85%, praticamente un “Ibrido”, cioè un Disabile che non è proprio disabile, ma forse un giorno lo diventerà o forse no. Dipende dall’Inps perché secondo loro dopo molteplici visite sono ancora in attesa che avvenga il miracolo.

Ma arriviamo al punto: mettiamo il caso che uno di voi fosse come me, cioè un disabile all’85% e volesse affacciarsi al mondo del lavoro, quindi invia curricula, fa colloqui, insomma tutti gli iter del caso.

E mettiamo che diverse aziende lo reputino anche interessante in quell’ambito lavorativo. Penserebbe: da domani si mangia!

Invece NO … Per molte Aziende è troppo Disabile per essere assunto.

E la domanda sorge spontanea, se per l’Inps si è poco disabili, e quindi anche per ricevere un sussidio idoneo per vivere (che non ci sarà mai), come mai per le aziende si è troppo disabile per lavorare?

Eppure, non dovrebbe essere difficile trovare lavoro per i diversamente abili, visto che le Aziende private, le PA (Pubbliche Amministrazioni) in UE e nel WEB trasmettono foto di poveri disabili in difficoltà che vanno aiutati assolutamente.

Allora facciamo una cosa, pagate i nostri diritti, usate le nostre malattie, diversità, disgrazie per farne pubblicità politiche? PAGATE I DIRITTI E VERSATELI IN UN CONTO DOVE SOLO CHI È DISBILE POTRÀ USUFRUIRNE.

Il punto e poi chiudo:

A tutte le amministrazioni Statali: il Disabile, anche se con una menomazione fisica, può lavorare.

E quindi sarebbe il caso di togliere tutte queste percentuali e andare incontro ai nostri bisogni, garantendoci una vita dignitosa.

A tutte le scuole: parlate di uguaglianza, inclusione, parità, ma non lottate abbastanza per far avere ad un ragazzo disabile le ore di sostegno dovute, e moltissime volte non si trova un cristiano che esca fuori dalle sue mansioni per aiutare un disabile che deve andare in bagno, o peggio non ha fatto in tempo ad andarci e quindi… tirate voi le conclusioni.

Alle aziende: non siamo contagiosi, non trasmettiamo la nostra invalidità. Fateci lavorare, dateci una possibilità, una prova come tutti. E se non siamo bravi, bè allora non ci prendete, ma non escludeteci a priori.

Se vi ritrovate in quanto ho scritto o semplicemente siete indignati, condividetelo, fatelo girare, forse qualcuno più potente di me o con un briciolo di cuore proverà a fare qualcosa.

Marco

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