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Ministero dell’istruzione e del merito, ma in realtà questa denominazione ci rivela un’occasione persa

Nel giorno in cui la presidentessa Giorgia Meloni ha presentato i vari ministri e i relativi ministeri, ha destato particolare scalpore la nuova denominazione del ministero della pubblica istruzione che da adesso in poi porterà una nuova parola “MERITO”, da adesso in poi si chiamerà ministero della pubblica istruzione e del merito. Non una parola da poco, dal lat. merĭtum, der. di merere «meritare»,[1] un’accezione sicuramente positiva che indica il diritto, che attraverso le proprie opere o qualità, ad avere una ricompensa in relazione al bene compiuto. Il rischio concreto è che tutto diventi una competizione e che quindi solamente i migliori possano ambire alla ricompensa di ciò che meritano a scapito di chi magari sullo stesso piano o livello si impegna senza riuscire ad essere premiato per ciò che effettivamente merita, non possiamo mettere tutti gli individui sullo stesso piano. Sarebbe stato forse più calzante utilizzare il termine inclusione.

Partendo dal dettato costituzionale contenuto negli art. 3 e 34 della dove vengono enunciati il principio di eguaglianza e sancito il diritto allo studio. Nell’articolo 3 il concetto di eguaglianza è strettamente connesso e allo stesso tempo contrapposto al concetto di diversità, in esso viene data grandissima importanza al concetto di “dignità” definendolo come un legame che equilibra i diritti inviolabili con i doveri inderogabili, la libertà con l’eguaglianza, i diritti civili con quelli politici.

Garantire dunque a tutti eguali tutele e soprattutto eguale dignità ai soggetti più fragili, soprattutto nel momento in cui essi trovano ostacoli alla loro realizzazione all’interno di un organismo sociale. L’attenzione deve essere concentrata sul concetto di dignità, che deve essere vista come l’obbiettivo finale della condizione giuridica passiva, prendendo in considerazione anche i diritti e quindi anche i doveri, che sono stati introdotti con l’obbiettivo di assicurare la realizzazione dell’individuo congiuntamente all’imprescindibile autostima che ognuno deve poter avere di sé stesso a prescindere dal merito. Per quanto riguarda l’articolo 34 della costituzione, invece per volere dei costituenti pone un significato fortemente innovatore. In questa visione innovatrice, viene riconosciuto ad ogni cittadino il diritto all’istruzione (al di là del merito) indipendentemente dalla condizione economica e sociale. Il punto nevralgico dell’articolo è il primo comma dove viene sottolineata l’importanza dell’uguaglianza sostanziale, ponendo così un divieto di discriminazione all’interno del sistema scolastico. Il terzo comma invece pone l’attenzione sul diritto all’istruzione di determinate categorie dove ritorna in gioco la parola “meritevoli”, e difatti i più indigenti sono obbligati a dimostrare volontà e serietà venendo considerati in maniera differente rispetto a tutti gli altri, in quanto non sono richieste specifiche dimostrazioni di bravura e affidabilità.

[1] https://www.treccani.it/vocabolario/merito2/

 

Antonio Butera

Un'eredità che vale una vita
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