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COVID: PAZIENTI IN ATTESA DI TRAPIANTO 3 VOLTE PIÙ A RISCHIO DELLA POPOLAZIONE SANA

LA RETE NAZIONALE TRAPIANTI GARANTE DI MASSIMA SICUREZZA PER DONATORI E RICEVENTI

In Italia, nonostante la pandemia, il bilancio di donazioni e trapianti per il 2020 è soddisfacente: lieve riduzione dei donatori, pari al 6%, rispetto al 40-60% del resto dell’Europa e, dato molto positivo, riduzione delle opposizioni alla donazione d’organo del 13%. In controtendenza Regione Piemonte e Valle d’Osta che registrano una curva positiva con +20% dell’attività globale di donazione e trapianti, rispetto allo stesso periodo del 2019. Il territorio adotta misure ancora più stringenti e accurate nell’escludere la presenza di infezione da Covid-19 in donatori e riceventi e attiva, anche da remoto, le visite ambulatoriali, in emergenza e di follow-up  

L’“attacco” di Covid al sistema donazioni e trapianti in Italia è stato contenuto. Lo attestano i dati dell’attività della Rete Nazionale Trapianti che confermano l’eccellenza del Sistema Salute del nostro Paese. Nei mesi più critici della pandemia, a partire dunque da marzo, si è infatti registrata una lieve riduzione sia nel numero di donatori, calati di circa il 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, e del 7-8% in termini di trapianti eseguiti, a fronte del 40-60% di altre nazioni europee, anche fra quelle con una rete trapianti ben collaudata. «L’analisi effettuata dalla Rete Nazionale Trapianti – dichiara la Dottoressa Anna Guermani, responsabile del Coordinamento Regionale delle Donazioni e dei Prelievi di organi e tessuti del Piemonte –  evidenzia che il buon funzionamento dell’intero sistema  è stato possibile anche grazie a un altro dato positivo, la riduzione delle opposizione alla donazione di organi e tessuti da parte dei cittadini, dei famigliari o degli avente diritto di espressione di volontà alla donazione». Dunque l’intero territorio chiude il 2020 comunque con un trend soddisfacente per donazioni e trapianti, con Regioni in controtendenza, come il Piemonte e Valle d’Aosta, che hanno incrementato l’operatività rispetto al 2019. «L’attività regionale – aggiunge il Professor Antonio Amoroso, Coordinatore del Centro Regionale Trapianti della Regione Piemonte – si è assestata su valori superiori al 20% rispetto allo scorso anno, a conferma che le strutture sanitarie coinvolte nell’intero processo di donazione-trapianto, benché sottoposte allo stress dovuto alla pandemia, hanno saputo finalizzare le donazioni per il trapianto nel rispetto dei bisogni dei propri pazienti e del territorio e delle indicazioni del Ministero della Salute che ha incluso i trapianti fra gli interventi di emergenza, non sospendibili anche nei mesi di maggior rischio per i pazienti trapiantati, ancora più fragili rispetto al  resto della popolazione con patologia e più esposti a contaminazione».

Il livello di rischio dei pazienti in attesa di trapianto. Studi clinici e analisi dettagliate evidenziano un rischio di infezione e complicanze associate e/o dipendenti da Covid-19, circa 2-3 volte superiori alla popolazione sana. Complici l’età, il sesso maschile, la patologia in atto tanto importante da richiedere un trapianto, eventuali altre comorbidità. Tutti fattori di rischio acclarati e riconosciuti per la contrazione di Covid-19. Eventi che hanno richiesto l’adozione di misure di tutela, ancora più stringenti e sofisticate, per il paziente in attesa di trapianto (ricevente) e di attenzione verso il donatore. «La prima ‘misura di sicurezza’ in corso di pandemia – precisa Amoroso – si è indirizzata verso il paziente deceduto, ovvero il donatore, dovendo escludere qualunque rischio di infezione da Covid-19 per non arrecare più danno che beneficio al ricevente. Pertanto da marzo tutti i potenziali donatori vengono indagati per la presenza del virus attraverso l’esecuzione di tamponi, l’attuazione di lavaggi bronco-alveolari e una analisi accurata del liquido prelevato dai polmoni che viene ricoverato e esaminato alla sorgente così da avere una certezza maggiore di utilizzare organi solo di donatori negativi all’infezione di SARS-CoV-2. La stessa attenzione la poniamo ai riceventi cui va evitato qualche rischio di (sovra)esposizione all’infezione, già aumentato, trattandosi di persone sottoposte a terapie immunosoppressive, che abbassano le difese immunitarie, ma necessarie per anticipare la reazione di rigetto e addormentare la reattività immunitaria nei confronti dell’organo che viene trapiantato. Da qui, dunque, anche la necessità di garantire che tutto il percorso del trapianto sia fatto in strutture controllate e non contaminate da possibile infezione».

Le potenzialità di rischio. Non sono solo epidemiologiche o individuali, legate cioè all’immunosopressione o  alla possibilità di essere veicolo di infezione. Parte dipende anche dalla tipologia di organo da trapiantare. «Studi internazionali – precisa il Professore – dimostrerebbero che, ad esempio, il trapianto di fegato si associa a un rischio di infezioni e complicanze inferiore rispetto al polmone, stante che essendo l’organo bersaglio di Covid-19 già di per sé può rappresentare un maggior rischio. A questo si aggiunge il fatto che una parte di pazienti in attesa di trapianto è ospedalizzata o deve recarsi di frequente in strutture sanitarie, come coloro che attendono un trapianto di rene, per sottoporsi a dialisi mediamente 2-3 volte a settimana, esponendosi a un rischio maggiorato di contrarre il virus. Non solo: dati italiani evidenzierebbero un rischio superiore di ammalarsi di Covid-19 nei pazienti in attesa di trapianto, rispetto a coloro che lo hanno già ricevuto. Dunque, anche in epoca di pandemia è più ‘sicuro’ sottoporsi a trapianto che attenderlo». Ulteriore conferma dell’efficienza del Sistema Salute italiano e della capacità di mantenere alta l’attenzione verso i bisogni dei cittadini che richiedono un trapianto d’organo e/o di tessuti.

L’adozione di misure preventive e precauzionali. Anche per questa classe di pazienti, in attesa di trapianto o trapiantati, valgono le regole di protezione adottate dalla popolazione generale: distanziamento sociale, uso corretto della mascherina, igiene frequente delle mani. «La Rete Nazionale Trapianti – conclude Amoroso – per tutelare ulteriormente i pazienti, sta adottando laddove possibile la telemedicina, con visite in videoconferenza (televisita) e non in presenza, riscontrando l’apprezzamento anche delle associazioni che tutelano i diritti dei malati, preoccupate che durante la pandemia le visite potessero diminuire, tanto quelle ambulatoriali ordinarie quanto quelle in emergenza a fronte delle necessità più urgenti. Dunque la Rete dei Trapianti, compreso il Centro Regionale del Piemonte e Valle d’Aosta, ha saputo far fronte efficacemente al contenimento dei costi, non trascurabili, di mortalità e morbilità dovuti alla pandemia, seguendo con ancora maggior attenzione sia i pazienti che necessitano di visite periodiche sia coloro in follow-up. Tutto quanto possibile fare, anche fuori dall’ospedale, abbiamo cercato di metterlo in atto nel migliore dei modi per garantire ai nostri pazienti una assistenza di alta qualità».

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