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Salute e sicurezza sul lavoro: a Genova focus sui cantieri e grandi opere

Si parla spesso di salute e sicurezza nel mondo del lavoro, ad oggi si direbbe che sia quasi meteora. Il luogo di lavoro è sicuro come tutti immaginiamo? È il dilemma della maggior parte di chi lavora, per la sua salute e per l’ambiente circostante. Perché anche dal punto di vista ambientale, il tema si allarga.

È un discorso abbastanza complesso con cui scriverci quasi un teorema, per quanto è vasto nella sua interezza. Ogni giorno sul posto di lavoro ci lascia la vista almeno una persona forse, non se ne può più francamente. Non è giusto che una persona scende da casa la mattina e non si sa se torna come è sceso.

L’emergenza prosegue e non si spiega come frenarla, cessarla una volta e per tutte. E’ una faccenda così grave e inquietante che si fatica a motivare il tutto, a dare un senso, anche se questo senso non ce l’ha. Per citare una strofa di una canzone di Vasco Rossi. Le perplessità aumentano, così come i disagi.

Nella città della Lanterna si presume che ci siano spiragli per venirne a capo: il responsabile commerciale dei servizi industriali di Genova, specializzato in consulenza ambientale e sicurezza, ha presentato il piano quarantennale lavoro volto a monitorare l’ambiente, la salute e la sicurezza.

Particolare attenzione sarà concentrata ove i pericoli e i problemi sono pressoché all’ordine del giorno: i cantieri e le grandi opere. Dunque, i riflettori saranno puntati maggiormente lì, per contenere e limitare i disagi. I cantieri e le grandi opere mietono vittime ogni settimana e non deve ancora accadere.

L’edilizia è uno sporco lavoro totalmente, ci sono sempre falle a cui non si riesce mai ad evitare. Anzi se si aggiusta una, ne escono altre due. Perché il problema è all’origine: quando sorge. Non c’è quella giusta meticolosità che conduce ad un’attività minuziosa e certosina, come dovrebbe essere.

Il condizionale è d’obbligo perché non ci si può azzardare nemmeno a cambiare modi e tempi. Non siamo nella posizione/situazione/condizione (i tre sostantivi camminano a braccetto nella circostanza) di tramutare la cosa in un indicativo presente. Perché il presente recita un quadro triste e pietoso.

Auspichiamo che l’iniziativa di Genova ci contraddica o meglio non ci indirizzi in una strada la cui bussola finisce sempre in un burrone. Sennò staremo qui a narrare del solito e questa consuetudine ha stufato molto. Ci tocca paradossalmente a pregare che questa sia la volta buona. Lo vogliamo tutti.

Alfonso Infantino

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